Bangkok sta affondando

Tutti gli esperti descrivono scenari da incubo per la megalopoli Bangkok con oltre 10 milioni di abitanti.

Bangkok è condannata. “Il male sta progredendo rapidamente. Molto rapidamente”, avverte il meteorologo Smith Dharmasaroja.

La capitale tailandese “avrà i piedi nel mare da qui a vent’anni. E nel 2100, sarà l’Atlantide asiatica”, ritiene lo scienziato.

Gli abitanti di Bangkok finiranno con l’adattarsi a vivere con le inondazioni, con le piene fluviali del nord e con  i fenomeni dei bruschi innalzamenti delle acque dei fiumi o degli estuari, provocati dalle onde delle maree montanti al sud, inoltre dovranno lottare contro il temibile “effetto forbici”: un affossamento del terreno argilloso da 1,5 a 5,3 cm all’anno unitamente all’aumento del livello del mare.

La vivace metropoli di oltre 10 milioni di abitanti localizzata sul delta del fiume Chao Phraya, che si getta nel golfo della Tailandia, una ventina di chilometri più a sud, è classificata, dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), fra le città più minacciate dalle inondazioni costiere nei prossimi sessant’anni.

 “Esiste un’altra città dove un’autovettura e una barca possono entrare in collisione?”.  Per Smith Dharmasaroja, questo aneddoto predice il futuro “della città degli angeli”.

La pianura di Bangkok, un tempo piatta e su una discesa dolce, a un metro e mezzo sopra il livello del mare, affonda in un bacino. Oggi, la maggior parte dell’agglomerato si trova sotto il livello del mare. Le zone dell’est, come Lad Phrao, Phra Khanong e Bang Na, hanno perso 1,7 metri nell’arco di sessant’anni.

Costruita su uno strato di argilla, Bangkok si incrina, sprofonda e s’infossa.

Questo processo naturale è amplificato dall’intenso sfruttamento della falda freatica e dal peso delle strutture statiche come i grattacieli: “Bangkok è una città obesa su uno scheletro da bambino”, precisa il geologo Thanawat Jarupongsakul. L’assestamento del suolo ha modificato la morfologia della città.

Le strade crollano. I pilastri dei ponti, edificati su fondazioni profonde, presentano sconosciuti rigonfiamenti alla loro base. E le costruzioni si elevano in proporzione al ritmo della depressione del terreno.

Gli studiosi non concordano sulla data precisa in cui Bangkok, fondata nel 1782, sparirà dalla cartina geografica, tuttavia, tutti descrivono gli scenari catastrofici. Per l’oceanografo Anond Snidvongs, direttore di un centro di ricerca sul cambiamento climatico, se il naufragio completo non è imminente, le inondazioni sporadiche (una si è verificata recentemente dove migliaia di turisti sono rimasti  intrappolati dalle inondazioni),  potrebbero riguardare la metà della regione di Bangkok, cioè molte centinaia di chilometri quadrati.  

Fino ad oggi, il governo si è dimostrato piuttosto attento nel proteggere Bangkok dalle inondazioni con  sistemi di dighe lungo il fiume, strutture para-inondazione intorno alla città, stazioni di pompaggio, canali di deviazione delle acque e con bacini di ritenzione.

Ma le industrie continuano attivamente a pompare acqua, dalla falda freatica, legalmente ed illegalmente, vengono prelevati 2,8 milioni di metri cubi ogni anno.

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