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Centrali nucleari in mezzo alle popolazioni

Una mappatura delle 211 centrali nucleari costruite nel mondo accompagnata da precisi dati demografici, mostra importanti disparità tra i singoli paesi.

Dopo l’incidente alla centrale giapponese di Fukushima, i fautori della sicurezza nucleare dovranno tenere conto di molti parametri, spesso trascurati nel corso degli ultimi decenni. 

La densità della popolazione presente attorno agli impianti è certamente uno di questi elementi chiave. Esporre gli abitanti ad un elevato tasso di radioattività o decidere un’eventuale evacuazione di una zona contaminata è infinitamente più grave e delicato, se la regione sinistrata è abitata da milioni di persone, piuttosto che una zona alquanto deserta. 

“Dopo l’incidente di Fukushima, quando chiedevo agli esperti nucleari quali tipi di reattori sono attualmente più sicuri, tutti erano d’accordo nell’affermare che è difficile stabilirlo e che ci sono molti parametri da prendere in considerazione. In compenso, tutti concordano nel sottolineare che i più rischiosi sono quelli situati in zone densamente popolate”, riporta Declan Butler, giornalista della rivista scientifica Nature.  

Dal canto suo Butler ha deciso di elaborare, in collaborazione con l’università Columbia di New York, la prima carta geografica rappresentante le 211 centrali nucleari realizzate nel mondo, accompagnata dai dati demografici precisi. 

Prima lezione, prima sorpresa. La regione intorno alla centrale di Fukushima, dove la popolazione ha dovuto essere evacuata in un raggio di 30 chilometri, non è nemmeno troppo popolata. Conta in effetti soltanto 172.000 abitanti. Ma i due terzi degli impianti nucleari costruiti nel mondo superano questa cifra. 

In Francia, ad esempio, 930.000 abitanti vivono in un perimetro di 30 km attorno a Fessenheim, 800.000 attorno a Cattenom, 700.000 attorno a Bugey, 620.000 attorno a Sant’Alban e 420.000 attorno a Gravelines. 

Se si paragona alla Germania, al Benelux o all’Inghilterra, la Francia ha costruito il suo parco nucleare in zone rurali con una bassa densità abitativa. “Negli anni 70, in Francia, il primo decreto di autorizzazione proibiva la realizzazione di impianti  nucleari vicino alle città, contrariamente alle centrali termiche”, ricorda Philippe Vesseron, che fu direttore dell’istituto di protezione e di sicurezza nucleare. 

“Le centrali nucleari sono destinate a vivere a lungo e a dispensare benefici economici alle popolazioni. Occorre, tuttavia,  saperle gestire con tutti i mezzi e controllare l’evoluzione demografica delle zone limitrofi, a lungo termine”. Ha aggiunto l’esperto. 

Per l’autorità di sicurezza nucleare il controllo dell’urbanizzazione è una vera sfida. “Negli Stati Uniti, le città sono proliferate attorno a molte centrali nucleari, nel corso dell’ultimo decennio”, sottolinea Declan Butler. 

In Europa, comunque, la realtà è molto più lontana da quella dell’Asia. Oltre 8 milioni di abitanti in un raggio di 30 km attorno alla centrale di Kanupp, in Pakistan; 5,5 e 4,7 milioni attorno a due impianti nucleari a Taiwan, e che dire ancora di 28 milioni di abitanti in un raggio di 75 km attorno a due centrali nucleari cinesi…  

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