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Corte Costituzionale boccia legge regionale antinucleare

La Corte Costituzionale ha bocciato, su richiesta del governo, le leggi adottate da tre regioni italiane, Puglia Basilicata e Campania, con le quali veniva proibita la realizzazione di  centrali nucleari su tutto il loro territorio, lo ha riportato, ieri, l’agenzia Ansa.

Le leggi proibendo detti impianti di produzione di energia nucleare, violano la giurisdizione dello Stato italiano, hanno dichiarato  i responsabili della Corte, citati dall’agenzia, poiché:

l’installazione di impianti di produzione di energia nucleare rientra nella competenza esclusiva dello Stato in materia di sicurezza (Costituzione art. 117, 2° comma, lettere d e h);

lo stoccaggio ed il deposito di materiali e rifiuti radioattivi rientra nella competenza esclusiva dello Stato in materia di sicurezza di tutela dell’ambiente (Costituzione art. 117, 2° comma, lettera s).

A febbraio, il governo di Silvio Berlusconi aveva annunciato che avrebbe presentato un ricorso presso la Corte Costituzionale contro queste leggi.

Il Presidente Berlusconi aveva dichiarato che l’Italia avrebbe rilanciato la costruzione di centrali nucleari, al fine di ridurre la dipendenza di petrolio e di gas che viene fornito al nostro Stato, da paesi stranieri.

In un referendum organizzato nel 1987, gli italiani avevano espresso il loro parere sfavorevole contro l’energia atomica, anche alla luce della catastrofe nucleare di Chernobyl, avvenuta circa un anno prima.

Il governo Berlusconi ha in programma di riprendere la produzione d’energia nucleare a partire dal 2020. Tuttavia il dibattito sull’instaurazione di nuove centrali nucleari in Italia,  è sempre molto attivo.