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Le origini degli umani

neanderthal

Sono finiti i giorni in cui l’uomo pensava di discendere dalle scimmie. La genetica ha rivelato che le nostre origini discendano sia da Neanderthal, sia da Homosapiens. La nostra grande famiglia non finisce mai di ricomporsi.

Pubblicati sulla famosa rivista americana “Science”, i rapporti di studio dell’Istituto Max-Planck di Lipsia (Germania) e del Prof. Richard E. Green dell’Università di Santa Cruz (USA), hanno sortito un effetto bomba.

“Ora possiamo dire che con ogni probabilità, c’è stato un trasferimento di geni tra gli uomini di Neanderthal e gli umani”, afferma con tranquillità Richard E.Green, quello che per molti anni fu considerato come un lontano cugino, piuttosto brutale, si impose invece come uno dei nostri “padri”. 

Circa il 2% dei suoi geni si trovano nel patrimonio genetico di eurasiatici, persone provenienti dall’Europa o dall’Asia. 

Se queste notizie ci sorprendono e ci affascinano non è un caso. Mai la grande inchiesta sulle nostre origini,  è stato così attiva e seguita. L’Istituto di Paleontologia umana  di Parigi, che ha celebrato il suo centenario nei primi di giugno, guidato dal direttore Henry de Lumley, insieme a Yves Coppens e Michel Brunet, scopritori dell’ominide Toumai in Ciad, uno dei più vecchi conosciuti fino ad oggi, ha rilasciato ogni tipo di informazione a tutti gli interessati. 

L’interesse per la grande storia del genere umano e del nostro pianeta, dai dinosauri alla vita attraverso il mammuth, è diventata una passione globale. I ricercatori presenti a Parigi per il centenario dell’Istituto di Paleontologia umana, arrivavano da 28 paesi diversi. 

Ovunque si scava, si vaglia, si analizza, si decifra, con tecniche sempre più accurate ed efficaci e in aree fino ad oggi considerate inaccessibili. 

Il cinese Xu Xing è diventato il più famoso ricercatore al mondo di fossili. Ha alle sue spalle circa quaranta scoperte importanti, tra cui trenta specie di dinosauri completamente sconosciuti. 

Un’importante scoperta fatta nel 2008,  frammenti di uno scheletro avente 2 milioni di anni appartenente ad un Australopithecus, furono rinvenuti, per caso, in una grotta del Sud Africa da Matthew Berger di soli 9 anni, figlio di Lee  Berger, famoso paleoantropologo, “questo apre un nuovo capitolo nell’evoluzione dell’uomo”, ha commentato il padre fiero della scoperta del figlio. 

Il laboratorio di Lipsia è diventato, negli ultimi anni, la Mecca dell’antropologia evolutiva e Svante Paabo, direttore del dipartimento di genetica, è il nuovo guru della decodificazione dell’antico DNA.  

Anche paleontologi ancora molto legati ai tradizionali  scavi e ai loro pezzi di ossa, riconoscono il contributo significativo del materiale genetico in materia di antropologia evolutiva. L’operazione tuttavia non è facile. 

Alla morte dell’organismo, il DNA si divide e deve essere ricomposto, l’operazione presenta il rischio di mescolare il DNA degli esseri umani moderni  con l’antico DNA. Inoltre, il materiale genetico, si conserva bene solo in zone fredde e asciutte, non può reggere al calore e all’umidità dei tropici. 

La biogeochimica, ben controllata negli ultimi anni, ci ha inoltre permesso di conoscere dettagli incredibili sulla vita dei nostri antenati, diretti o indiretti. 

Questa disciplina consiste nel ritrovare all’interno della ossa, tracce chimiche di elementi apportati dalla loro nutrizione, “i resti archeologici rivelano solo parzialmente l’alimentazione, che comprendeva ossa di animali e raramente residui vegetali, molto più fragili. L’analisi geochimica delle ossa umane, illumina questo aspetto dei nostri avi” spiega Marylene Patou-Mathis. 

L’analisi del terreno, dell’erba e del polline ha permesso agli scienziati di ricostruire l’ambiente, le caverne, le  zone di caccia e il periodo in cui vissero gli uomini preistorici. Sono riusciti addirittura a calcolare la forza dei venti del momento, grazie alle dimensioni dei granelli di sabbia trasportati nelle cavità. 

Tuttavia, interi settori della preistoria e gran parte del mistero delle nostre origini restano ancora da scoprire e i ricercatori ne sono consapevoli. 

La gamma delle probabilità è vasta. Rapidamente potrebbe esserci un cambiamento nell’albero genealogico dell’umanità, con ulteriori rivelazioni, altrettanto sorprendenti, come l’incrocio tra uomo di Neanderthal e uomo moderno.

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