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Marea nera lungo cammino per rimuovere il petrolio

Il nuovo “stratagemma”, un tappo di testa installato sulla falla del pozzo che si trova sul fondo del Golfo del Messico, sta facendo lentamente affluire, come un piccolo geyser, il petrolio che ininterrottamente fuoriesce  dal suolo, ma nessuna soluzione a tutt’oggi, è riuscita a contenere la gran parte del greggio che è ormai sfuggita a qualsiasi controllo, una realtà sempre più evidente sulle spiagge delle regioni interessate.

Il tappo servirà unicamente per le attuali perdite e tra l’altro in determinate misure,  poiché per arrestare completamente la fuoriuscita di greggio, si dovrà attendere fino al prossimo mese di agosto. Nel frattempo, il petrolio continuerà a zampillare impetuosamente. 

Per Kelcey Forrestier, un giovane laureato in biologia di soli 23 anni, in visita a Okaloosa Island, in Florida, il danno durerà a lungo nel futuro.

“Il petrolio non sparisce, semplicemente si sposta in base al moto del mare e ora sta andando a toccare tutte le spiagge del Golfo”. Ha riferito Forrestier. 

“ I bagnini, in questo fine settimana, hanno trovato molte tracce di catrame in piccoli pezzi, di dimensioni di un “unghia”, distribuite sulla costa occidentale di Pensacola, in Florida, questo segna che l’inquinamento si sta espandendo anche a terra”.

Gli effetti nocivi del versamento di greggio in mare si sono riversati anche in Texas, infatti domenica, è stato segnalato il ritrovamento di uccelli morti intrappolati dal petrolio. 

Decine di  uccelli morti sono state trovati anche in altri paesi del Golfo, la maggior parte nello stato della Louisiana. 

Jim Suydam, un portavoce del Texas General Land Office, che sta tenendo sotto controllo il versamento, ha riferito invece di non aver assolutamente sentito parlare di uccelli morti e che il petrolio si trova ancora a 100 km  dal confine tra Texas e Louisiana.  

BP nel frattempo ha annunciato i costi raggiunti per le operazioni intraprese a fronte del pesantissimo danno,  che hanno già raggiunto circa 1,25 miliardi di dollari.

Senza contare i 360 milioni di dollari che occorreranno per il progetto volto alla realizzazione di terrapieni di sabbia, isole artificiali, mirate a tutelare le zone umide della Louisiana, al fine di contenere la diffusione del petrolio. 

Le spiagge dell’Alabama e le pavimentazioni  dei famosi alberghi situati direttamente sul mare, sono già imbrattate di macchie scure di petrolio. 

“E questo è solo l’inizio”  ha detto amareggiato un albergatore, “Con tutto questo, nessuno vorrà prenotare”. 

Ad un paio di chilometri di distanza intanto, i lavoratori sono intenti a ripulire la sabbia dal greggio, ma le maree in entrata lo riportano nuovamente nello stesso punto di prima.

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