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Marea nera Stati Uniti minacciati

marea nera messico

La marea nera che si è formata nel Golfo del Messico dopo l’esplosione avvenuta giovedì scorso, di una piattaforma petrolifera, si sta avvicinando pericolosamente alle coste americane.

La minaccia grava sugli Stati Uniti.  Il timore di un  inquinamento su una vasta area di mare della zona, si intensifica sempre di più, la Guardia Costiera non esclude «uno dei peggiori disastri ecologici della storia”, se non si riuscirà a bloccare la pesante e continua fuorisciuta di petrolio dalla piattaforma affondata. 

Una settimana dopo l’incidente, undici persone risultano ancora disperse e le probabilità di ritrovarle in vita sono praticamente nulle.  

“Io voglio essere franca. Gli sforzi della BP (British Petroleum il gruppo che gestiva anche la piattaforma) per sigillare le falle, non hanno ancora dato esiti favorevoli”, ha dichiarato  Mary Landry, il contrammiraglio della guardia costiera degli Stati Uniti. Tuttavia per il momento si rifiuta di paragonare l’incidente, a quello occorso alla petroliera Exxon Valdez nel 1989, che riversò in mare oltre 40 milioni di litri di petrolio, sulle coste dell’Alaska. “Se non riusciremo a fermare il flusso di grezzo, ebbene sì, questo sarà uno dei disastri ambientali più angoscianti nella storia degli Stati Uniti”.

La piattaforma Deep Water Horizon di proprietà di Transocean, conteneva 2,6 milioni di litri di petrolio.  La perdita, libera nel mare 159000 litri di greggio al giorno.

Il gruppo BP ha già tentato di bloccare i flussi con l’ausilio di quattro braccia robotiche, ad una profondità di circa 1500 metri, ma finora tutto invano.  Gli ingegneri stanno lottando per costruire un’ampia copertura sottomarina, destinata ad arginare la perdita. Si stima che tale struttura potrebbe richiedere da due a quattro settimane.

BP prevede inoltre di forare le condotte, per iniettare all’interno dei tubi,  uno speciale rivestimento che andrà a sigillarli ermeticamente e in modo permanente. Questa  tecnica  prevede un lasso di tempo di 2-3 mesi.

La necessità di fermare la perdita è però molto più urgente, la chiazza nera ha ormai raggiunto una dimensione di 970 km di circonferenza ed è situata a circa trenta chilometri dalla costa della Louisiana, che ospita un ecosistema fragilissimo, composto da molti uccelli acquatici.

L’arrivo del petrolio in Louisiana, porterebbe ad un grave impatto, ha riferito Wilma Subra, specialista ambientale dello Stato. “La marea nera toccherà habitat marini, ambienti di pesci di ogni genere,  frutti di mare e ostriche”. Sottolineando che il 40% del pesce consumato negli Stati Uniti  viene dalla Louisiana. 

Le autorità, come ultima risorsa,  sarebbero pronti ad incendiare tutta l’area che è stata ricoperta dal petrolio.

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