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Penuria di petrolio minaccia il mondo

Richard Ward di LloydUna penuria mondiale di petrolio e il conseguente  rialzo dei prezzi dell’oro nero, minacciano il mondo, ha avvertito attraverso una relazione l’istituto britannico Chatham House e la compagnia Lloyds, leader rispettivamente negli affari internazionali  sullo sviluppo e l’energia e il maggiore assicuratore mondiale sui rischi.

“Siamo entrati in un periodo di profonda incertezza su come poter procurarci fonti per produrre energia elettrica e termica e sul caro prezzo che dobbiamo pagare per ottenerla”, avverte Richard Ward, direttore generale di Lloyd, che ha collaborato nel rapporto.

Anche prima di raggiungere il picco del petrolio (il punto in cui la produzione mondiale di petrolio raggiungerà il suo massimo storico per poi declinare irreversibilmente), potremmo assistere ad una carenza di greggio a causa della maggiore domanda (energia) in Asia,  dichiarano allarmati  Antony Froggatt et Glada Lahn, ricercatori presso l’Istituto di Ricerca sulle Relazioni Internazionali Chatham House, che hanno firmato il rapporto.

“Ci vogliono almeno 10-15 anni  tra la decisione di un investimento e la realizzazione di un grande progetto sull’energia e ad oggi noi non abbiamo ancora visto  nulla, nessun progetto è previsto, che possa andare a soddisfare il fabbisogno crescente”.

Questo rapporto mette così in discussione il postulato dell’agenzia internazionale dell’energia, che conta sull’Opep (organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) per compensare l’abbassamento dell’offerta fuori Opep e soddisfare i nuovi consumatori di petrolio.

Paragonando le previsioni e i dati attuali della capacità di produzione dell’Opep e di quella extra-Opep, possiamo notare che le aspettative  dell’AIE e gli obiettivi dei paesi produttori di petrolio, non sono stati conseguiti.

Lo studio esorta le società private a “prendere atto dell’impatto di brusche variazioni dei prezzi del petrolio come accadde nel 2008” quando il petrolio era piombato a 147,50 dollari e a “mettere in pratica misure adeguate per ridurre il loro consumo di combustibili fossili, i principali responsabili delle emissioni di gas a effetto serra”.

“Le imprese che riusciranno a fornire questa nuova realtà energetica e a beneficiarne, saranno in grado di aumentare la loro forza economica e la loro competitività sul mercato”.

“Coloro invece che non la conseguiranno potrebbero subirne le conseguenze onerose e potenzialmente catastrofiche”.

Richard Ward si riferisce principalmente alla marea nera del Golfo del Messico, che “mostra molto chiaramente quali sono i rischi probabili, legati all’estrazione di petrolio, utilizzato per la produzione di energia” .