Ruanda gas vulcanici producono energia

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Il progetto porterebbe energia elettrica al Ruanda, per decine di anni, e apporterebbe una riduzione di rischio  catastrofico per 2 milioni di persone, che vivono in prossimità della zona lacustre, il lago Kivu,  pronto a esplodere da un momento all’altro.

Al crepuscolo, sul lago Kivu, i pescatori cantano al suono delle onde che infrangono il loro catamarano e attirano, con le loro lampade a kerosene, i pesci nelle loro reti. In tutto il vastissimo lago, le loro luci offrono un piccolo fascio di luce.

Almeno era così nel passato. Ora, in prossimità della riva settentrionale, la brillante illuminazione, emessa dalle lampade fluorescenti di una chiatta posta al centro del lago, può essere vista a chilometri di distanza.

E’ l’inizio di un progetto, che andrebbe ad illuminare il territorio intero del Ruanda per decenni. e a ridurre il rischio di una potenziale sciagura, per i due milioni di persone che vivono nell’area, a causa di una potenziale  “esplosione del lago”.

I progettisti hanno già esposto il programma di lavoro, sul quale stanno lavorando. In primo luogo, la chiatta estrae i gas che sono bloccati in profondità delle acque del lago Kivu (come lo champagne in una bottiglia tappata).  Il metano, il componente principale del gas naturale, utilizzato soprattutto per scopi domestici, viene separato dagli altri gas e convogliato a riva, attraverso un robusto condotto,  dove si incendia e va ad attivare tre grandi generatori.

La società elettrica, di proprietà dello stato, la Kibuye, ha già prodotto 3.6MW di energia, oltre il 4% dell’intero fabbisogno del paese.

Ma il successo del progetto pilota non è valso a soddisfare la grande richiesta di energia elettrica in Ruanda,  infatti, solo un’abitazione su 14, può usufruire dell’elettricità. Pertanto la Kibuye, sta incoraggiando gli investitori locali e stranieri, a destinare centinaia di milioni di dollari,  per installare nuovi impianti di metano lungo la sponda del lago.

Entro due anni, il governo spera di ottenere un terzo di energia elettrica dal Lago Kivu e si propone infine di produrne altrettanta dal gas metano, al fine di  poterla esportare anche nei paesi vicini.

Alexis Kabuto, l’ingegnere ruandese che gestisce il progetto di Kibuye, ha affermato: “E’ un buon mercato, una risorsa pulita che potrebbe durare per almeno 100 anni”.

Storicamente, il Lago Kivu è stato denominato solo un grande assassino, a causa dei numerosi decessi di persone che sono stati attribuiti alle sacche invisibili di anidride  carbonica, esalazioni che salivano dalle bocche profonde verso il litorale, conosciute dalle popolazioni locali, come mazukus, “venti malvagi”.

Alcuni scienziati sono convinti che il volume sempre più crescente di anidride carbonica e metano, nel Lago Kivu, associato alla vicina attività vulcanica, potrebbe scatenare un’eruzione limnic (lago in ribaltamento, una catastrofe naturale, in cui l’anidride carbonica irrompe improvvisamente dalle acque profonde del lago), tutto ciò, se nel prossimo futuro non si otterrà un degassamento.

Possiamo ricordare l’esplosione di  altri due laghi, il Monoun e Nyos, avvenuta nel 1980, dove 1.800 persone morirono per asfissia.

Il lago Kivu è circa 2.000 volte più grande del Lago Nyos, ed è in una zona molto più popolata.

Cindy Ebinger, un professore di scienze della terra presso l’Università di Rochester negli Stati Uniti,  ha descritto il Kivu, come uno dei laghi più pericolosi al mondo: “Non voglio neanche pensare all’entità delle devastazioni che potrebbe generare la forza energetica di questo lago”.

Il lago Kivu è situato al confine tra Ruanda e Repubblica Democratica del Congo, si trova nel punto più alto del ramo occidentale della Great Rift Valley.

L’attività sismica in tutto il lago è responsabile delle immissioni costanti di gas vulcanici in acqua, che si depositano in un denso strato salino a oltre 260 metri di profondità, sotto la superficie.

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