Scoperto nuovo buco nell’ozono

2 ottobre 2011 11:500 commenti

Nuovo buco nello strato di ozono e gli UV preoccupano.

Un nuovo buco, della dimensione equivalente a cinque volte la Germania, si è aperto nello strato di ozono, espandendosi fino al di sotto dell’Europa dell’Est.

Le popolazioni ora, sono sottoposte a livelli di raggi ultravioletti sostanzialmente più alti.

Il nuovo buco nell’ozono che si è formato sopra l’Artico ha eguagliato per la prima volta, la riduzione osservata nell’Antartide, lo hanno annunciato, oggi, alcuni  ricercatori.

Causato da un’eccezionale ondata di freddo al Polo Nord, questo buco da record si è espanso in circa una quindicina di giorni fino all’Europa orientale, Russia e Mongolia, esponendo gli abitanti ad innalzati livelli di radiazioni ultraviolette, hanno aggiunto gli scienziati.

L‘ozono, una molecola composta da tre atomi di ossigeno, si forma nella stratosfera dove filtra i raggi ultravioletti che oltre a provocare danni alla vegetazione, sono la maggior causa di tumori della pelle e  cataratte.

Questo scudo naturale è regolarmente attaccato ai poli durante l’inverno e la primavera, in parte a causa dei composti clorati (clorofluorocarburi o CFC) utilizzati dall’uomo nei sistemi di refrigerazione e aerosol. La produzione di CFC è ormai quasi nulla, grazie al protocollo firmato nel 1985 a Montreal.

Il freddo intenso resta il fattore principale della distruzione dell’ozono. Sotto l’effetto del freddo, il vapore acqueo e le molecole di acido nitrico si condensano fino a formare nuvole nella bassa stratosfera. In queste nubi si concentra il cloro che conduce alla distruzione dell’ozono.

Strato di ozono sottoposto a dura prova

Il buco nello strato di ozono è generalmente molto più importante nell’Antartico che nell’Artico, essendo la prima, una zona molto più fredda. I rilievi effettuati in precedenza al Polo Nord indicavano che la riduzione di ozono è molto variabile e ben più limitata rispetto all’emisfero sud.


Tuttavia, osservazioni satellitari condotte tra l’inverno 2010 e la primavera 2011 hanno dimostrato che lo strato di ozono era stato messo a dura prova ad un’altitudine compresa tra i 15 e i 23 km. La perdita più importante, più dell’80%, è stata registrata tra i 18 e i 20 km di altitudine.

“Per la prima volta, la riduzione è stata sufficiente al fine di poter parlare di buco nello strato di ozono nella regione artica”, stima lo studio pubblicato oggi sulla rivista britannica “Nature”.

Il fenomeno responsabile è conosciuto con il nome di “vortice polare”, un ciclone massiccio che si forma in ogni stagione invernale nella stratosfera artica, che lo scorso anno si è formato in condizioni di freddo estremo, ha spiegato Gloria Manney, dello Jet Propulsion Laboratory, in California (Stati Uniti).

“La distruzione dell’ozono è iniziata in gennaio, è accelerata poi al punto tale che le concentrazioni di ozono nella regione del vortice polare erano molto inferiori rispetto a quelle dello scorso anno”, ha precisato.

Un buco grande come la California

Valori particolarmente bassi sono stati osservati “durante 27 giorni di marzo e la prima decade di aprile, su una vasta superficie di circa due milioni di km quadrati, pressappoco cinque volte la Germania o la California”, ha spiegato la scienziata.

Una cifra pari alla riduzione dell’ozono nell’Antartico alla metà degli anni 80.

Nel mese di aprile, il vortice si è spostato in zone più densamente popolate della Russia, della Mongolia e dell’Europa dell’est, il tutto in una quindicina di giorni.

In alcuni rilievi effettuati al suolo, si sono osservati “insoliti valori elevati” di ultravioletti, prima della dispersione del vortice.

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Ultimo aggiornamento 02 ottobre 2011 ore 13,50






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