Scoperto lontano cugino di un ominide

22 settembre 2011 18:191 commento

In Uganda un team di scienziati francesi e ugandesi hanno scoperto il cranio fossile di una scimmia vissuta circa 20 milioni di anni fa.

La storia della nostra stirpe presenta ancora ampie zone d’ombra. È soprattutto il periodo che precede la biforcazione fra gli ominidi e le grandi scimmie (gorilla, scimpanzé, orangotango), dove la mancanza di fossili lascia i paleontologi nel buio.

Da qui l’importanza della scoperta, avvenuta questa estate, del cranio quasi completo e perfettamente conservato di una grande scimmia vissuta tra 19 e 20 milioni di anni fa, sulle pendici del vulcano Napak, a Nord-Est dell’Uganda.

La squadra franco-ugandese diretta da Brigitte Senut e Martin Pickford, paleontologi al Museo di storia naturale di Parigi, avevano già trovato in precedenza alcuni  frammenti ossei di questa scimmia arboricola, che appartiene alla specie Uganda-pithecus major, ma, è la prima volta, dopo oltre venticinque anni che solcano questa regione sperduta dell’Africa orientale, che mettono le mani su un simile trofeo.

“Sappiamo che si tratta di un giovane adulto maschio, perché i suoi canini sono robusti e i suoi molari tutti presenti, non sono consumati”, ha spiegato Brigitte Senut davanti all’anfiteatro della galleria di paleontologia del Museo. La sua dentizione è comparabile a quella dei gorilli attuali, ma il suo cranio ha grosso modo la dimensione di quello di uno scimpanzé.


Nel momento in cui è stato fossilizzato dalla lava eruttata dal Napak, questo Uganda-pithecus viveva in un ambiente naturale tropicale umido e boscoso, come attestano i numerosi fossili di flora e fauna (uccelli, coccodrilli, scoiattoli volanti, maiali e numerose lumache), ritrovati sul luogo della scoperta.

Secondo Martin Pickford, l’antenato viveva “molto prima della biforcazione tra le grandi scimmie attuali e gli esseri umani”, sopraggiunti secondo lui, tra i 10 e i 12 milioni di anni fa, situati da altri paleontologi in un’epoca più recente.

Questo fossile non dovrebbe rivoluzionare le teorie sulla provenienza  dell’essere umano, ma lo studio del suo cranio sarà ricco di insegnamenti sul periodo che precede la biforcazione e sul modo in cui certi geni si sono o meno trasmessi ad altre specie di scimmie, persino alle Australopithecus:  dimensione del cervello rapportata a quella del corpo, forma delle orbite e delle cavità nasali e ancora la specificità del suo tipo di alimentazione, ecc.

I ricercatori hanno già potuto constatare che il cranio presenta delle fessure caratteristiche degli orangotanghi moderni e di altre grandi scimmie euro-asiatiche oggi scomparse, ma non degli scimpanzé o dei gorilli.

Gli scienziati sperano ora di ritrovare lo scheletro completo di questo esemplare nella lava del vulcano Napak.  “Il sito è talmente ricco che c’è ancora lavoro per i prossimi cinquant’ anni, se non di più!”, hanno precisato gli studiosi.

Ultimo aggiornamento 22 settembre 2011 ore 20,20






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