Aforismi sull’aforisma

5 dicembre 2012 11:350 commenti

Scrivere aforismi: cavarsi una parola di bocca.

Rinaldo Caddeo, Etimologie del caos, 2003

 

Come forbici dal parrucchiere, gli aforismi sfoltiscono le idee.

Rinaldo Caddeo, Etimologie del caos, 2003

 

L’aforisma è il boia della prolissità.

Michelangelo Cammarata, Fiele di zagara, 2006

 

Un aforisma ha poco fiato in corpo, ma gambe lunghe.

Michelangelo Cammarata, Fiele di zagara, 2006

 

Il rifiuto aggressivo, ostinato del sistema. L’aforisma, ormai.

Albert CamusTaccuini, 1935/59 (postumo 1962/89)

 

Scrive aforismi, e ha il coraggio di presentarli a un pubblico di lettori, chi ha raggiunto lo spazio mentale che gli è connaturale e ne ha fissato confini ed estensioni.

Antonio CastronuovoSe mi guardo fuori, 2008

 

Per scrivere un aforisma, mi rifaccio a un altro aforisma, già scritto da altri, che semmai sono stati scritti a loro volta ispirati da una qualche frase aforistica. Nascita per gemmazione dell’aforisma.

Antonio CastronuovoSe mi guardo fuori, 2008

 

Aforisma: forma ideale per recuperare la negatività mediante l’estetica.

Antonio CastronuovoSe mi guardo fuori, 2008

 

Tutte le forme letterarie convivono col lavoro. Solo l’aforisma, il frammento, uno zibaldone, sono figli dell’ozio.

Antonio CastronuovoSe mi guardo fuori, 2008

 

Aforisma: fotografa un fatto, ma ne sviluppa l’immagine con fare assiomatico e linguaggio perentorio. Una sorta di minuscolo dogma.

Antonio CastronuovoSe mi guardo fuori, 2008


 

Un segno di vecchiaia è l’inettitudine a creare aforismi. A settanta e oltre la natura ti ha già dato per morto, ti dà alle pale e agli angeli della reincarnazione. L’aforisma è un’illuminazione spermatica metafisica, tra i quaranta e i cinquanta è la sua età ideale. Aforismi di un Flaiano ottuagenario sono impensabili.

Guido Ceronetti, Insetti senza frontiere, 2009

 

Coltivano l’aforisma soltanto coloro che hanno conosciuto la paura in mezzo alle parole, quella paura di crollare con tutte le parole.

Emil Cioran, Sillogismi dell’amarezza, 1952

 

L’aforisma? Un fuoco senza fiamma. Si capisce che nessuno vi si voglia riscaldare.

Emil Cioran, L’inconveniente di essere nati, 1973

 

Le opere muoiono; i frammenti, non avendo vissuto, non possono neppure morire.

Emil CioranL’inconveniente di essere nati, 1973

 

Più ancora che nella poesia, è nell’aforisma che la parola è dio.

Emil Cioran, Squartamento, 1979

 

Il frammento, genere ingannevole certamente, benché il solo onesto.

Emil Cioran, Squartamento, 1979

 

I critici confondono verbosità e respiro, prolissità e potenza. Tutti questi romanzi illeggibili di cui si dice tanto bene: preferirei essere condannato a morte piuttosto che leggerli. Mi dà talmente fastidio in un libro ciò che è inutile, di troppo, che ben pochi sono quelli che riesco a cominciare. A qualsiasi pagina apra un libro, avverto subito quello che vi è di superfluo, insomma tutti quei riempitivi a cui comunemente si dà il nome di “letteratura”. Se di qualcosa sono debitore ai moralisti francesi è il culto della concisione, l’orrore del vaniloquio, la percezione che ho dell’impostura nelle lettere, in filosofia e nel commercio quotidiano. Ora, per me, verbosità e impostura sono termini equivalenti.

Emil Cioran, Quaderni 1957-1972, 1997 (postumo)

 

Saper dosare la banalità e il paradosso: è tutta qui l’arte del frammento.

Emil Cioran, Quaderni 1957-1972, 1997 (postumo)






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