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Agguato nella notte: Ario Gervasutti, ora al Gazzettino, è stato direttore del Giornale di Vicenza

Mette i brividi quanto è accaduto al collega Ario Gervasutti, dal 2010 al 2016 direttore del Giornale di Vicenza – quotidiano che ha diretto anche durante il delicato momento del crac della banca cittadina – e oggi a capo dell’ufficio centrale del Gazzettino. Poco prima delle due di notte la sua casa, una bifamiliare di quattro piani che si trova nel quartiere Chiesanuova – appena fuori dal centro di Padova – è stata crivellata di colpi. Dalla strada un pazzo armato di pistola ha premuto il grilletto e ha fatto partire cinque proiettili. Uno si è conficcato nel muro alle spalle della testiera del letto dove stava dormendo il figlio minore, che ha vent’anni. Un altro ha centrato l’armadio, che si trova sulla stessa parete. Gli altri proiettili hanno colpito l’esterno dell’abitazione.
Gervasutti, 55 anni, nato a Palmanova (in provincia di Udine), era a letto la moglie.

Tutta la famiglia stava dormendo. È un miracolo che nessuno sia rimasto ferito. Le indagini sono in corso, gli investigatori al momento non escludono nessuna ipotesi, e però è impossibile non ripensare ai tempi bui in cui i giornalisti venivano zittiti col piombo. Succedeva soprattutto al Sud ai cronisti che si occupavano di mafia, ‘ndrangheta e camorra. Walter Tobagi (firma dell’A- vanti!,di Avvenire e del Corriere della Sera), venne invece ucciso a Milano da un commando di terroristi di sinistra.

«Ho sentito distintamente gli spari. Ho capito subito che si trattava di colpi di pistola, il rumore era troppo secco» dice Gervasutti a Libero. «Uno dei miei due figli si è svegliato e ha urlato: “Ci hanno sparato in casa!”. Uno dei colpi l’ha schivato di un metro. È stato un avvertimento in stile mafioso ma non ne capisco il motivo. Spero che sia un equivoco, uno scambio di persona, che abbiano sbagliato indirizzo, anche se con me l’indirizzo lo hanno sbagliato comunque perché non ce la fanno a impressionarmi. Non ci sono né motivazioni personali né professionali per ciò che è accaduto. Si è trattato di un professionista, dato che cinque colpi sparati da 20 metri sotto il diluvio sono finiti tutti vicinissimi.

È un’intimidazione che non sortisce alcun effetto, anche perché non si capisce a cosa sia finalizzata visto che negli ultimi tempi mi sono occupato più della “macchina” del giornale. Io continuo a fare il mio mestiere come sempre. Qualche commento su fatti d’attualità legati alla Popolare di Vicenza o alla cellula terroristica kosovara scoperta l’anno scorso a Venezia l’ho scritto, certo, ma non voglio pensare che gli spari siano collegati a questo». Mentre scriviamo i carabinieri stanno continuando a raccogliere elementi utili alle indagini. La telecamera di una banca vicina potrebbe aver ripreso lo sparatore.

Sull’inquietante vicenda interviene a metà mattinata il ministro degli Interni Matteo Salvini, che promette «il massimo impegno per individuare i vigliacchi responsabili di questo gesto infame». Il titolare del Viminale ha commentato l’accaduto da Mosca: «Se qualche cretino pensa di aggredire la libera stampa in questo modo – aggiunge – trova nel ministro dell’Interno il suo nemico numero uno». Il governatore leghista del Veneto, Luca Zaia, parla di «un episodio gravissimo che va condannato senza se e senza ma, acuito dal fatto che la minaccia contro un giornalista significa di conseguenza un attacco contro opinioni e idee». La Federazione Nazionale della Stampa, il sindacato e l’ordine dei giornalisti del Veneto in una nota congiunta parlano di «un attentato vile e inquietante di una gravità inaudita a un giornalista ha sempre dimostrato di avere la schiena dritta».

Figlio di un noto giornalista, prima di assumere la direzione del quotidiano di Vicenza, Gervasutti aveva lavorato per Il Giornale, prima come cronista, poi come caposervizio agli Esteri, responsabile degli Interni e caporedattore centrale. È stato inoltre inviato speciale per il Gazzettino e ha seguito i principali avvenimenti di politica, cronaca e costume del Nordest. A lui e a tutta la sua famiglia vanno la solidarietà e l’affetto di Libero.