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Amanda Knox un milione di dollari per cambiare immagine

Amanda Knox ha speso un milione di dollari per cambiare la sua immagine e influenzare la giuria. 

Il verdetto dell’appello della giovane americana Amanda Knox, accusata dell’omicidio, avvenuto nel 2007, della sua coinquilina britannica Meredith Kercher, sarà pronunciato lunedì prossimo, lo ha confermato un giudice del tribunale di Perugia. 

Uno dei p.m.durante il processo contro Amanda Knox, ha affermato, oggi, che la famiglia Knox aveva speso un milione di dollari per modificare l’immagine della ragazza e influenzare la giuria. 

“Avete già visto un imputato che assume una grande impresa di relazioni pubbliche? „, ha esclamato il p.m. Giuliano Mignini, mentre la famiglia dell’accusata scuoteva la testa in segno di diniego. 

“Dietro di lei ha una campagna di comunicazione da un milione di dollari. E sarebbe lei, quella che è stata crocifissa dai media? „, ha aggiunto il pubblico ministero, citando un’espressione usata dall’avvocato difensore Carlo Dalla Vedova. 

“Se qualcuno è stato crocifisso dai media, quella è proprio Patrizia Stefanoni„, l’esperta forense delegata per il caso “Meredith, le cui conclusioni avevano fortemente contribuito alla condanna, in primo grado, di Amanda Knox, rimesse, tuttavia, in seria discussione nel corso del processo in appello. 

Il corpo della giovane ragazza britannica,  Meredith Kercher, 21 anni, con la gola tagliata e praticamente nuda, era stato trovato il 2 novembre 2007, in un lago di sangue, nell’appartamento che condivideva con Amanda Knox ed altre due giovani. 

Amanda e il suo ex-ragazzo Raffaele Sollecito sono stati condannati in prima istanza a 26 e 25 anni di carcere per avere inflitto a Meredith il colpo letale, mentre un terzo uomo, Rudy Guédé, ivoriano, avrebbe tenuto stretta la vittima perché si rifiutava di partecipare a giochi sessuali. Tutti e tre erano sotto l’influenza di droga e alcool. 

Guédé condannato in una processo distinto, sta scontando 16 anni di carcere. 

Inizialmente Amanda Knox aveva affermato agli inquirenti di essere presente a casa nel momento dei fatti ma di non avere preso parte al delitto. Poi aveva dichiarato che in quel momento si trovava presso l’abitazione del Sollecito. 

A questo proposito, il p.m. Mignini ha accusato i due di aver progettato un piano a loro favore: “avete predisposto un piano per far ricadere tutta la colpa su Guédé, ma Guédé non è l’unico responsabile”, ha ribadito il p.m., “E il povero uomo nero non dovrà pagare per tutti”. 

“Sapete ciò che avverrà se li liberate? Fuggiranno all’estero e dopo sarà troppo tardi, non si potrà più fare nulla„, ha concluso Giuliano Mignini. 

Il verdetto del processo d’appello è atteso per il prossimo lunedì 3 ottobre.

 

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Ultimo aggiornamento 30 settembre 2011 ore 15,00