Amianto killer lunedì il verdetto del maxi processo

10 febbraio 2012 11:040 commentiDi:

I due uomini sono accusati di avere provocato “una catastrofe sanitaria ed ambientale permanente„ infrangendo le norme di sicurezza sul luogo di lavoro.

Il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny ed il barone belga Jean Louis Marie Ghislain di Cartier di Marchienne sono accusati di essere i responsabili della morte di circa 3000 persone in Italia, ex operai o semplici abitanti di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli, città dove Eternit Italia aveva instaurato le proprie fabbriche.

In questo processo, che si è aperto nel dicembre 2009 a Torino si sono costituite parte civile oltre 6000 persone che chiedono giustizia per le vittime dell’amianto. Il gruppo Eternit di Stephan Schmidheiny è stato il principale azionista di Eternit Italia dal 1976 al 1986, mentre Jean Louis Marie Ghislain di Cartier di Marchienne è stato azionista minoritario ed amministratore di Eternit Italia all’inizio degli anni 1970. La società ha dichiarato fallimento nel 1986, esattamente sei anni prima del divieto dell’amianto nella nostra penisola.

Al termine di una lunga indagine, durata circa cinque anni, gli inquirenti hanno additato quali responsabili effettivi della gestione di Eternit Italia, i due uomini, accusati di aver provocato “una catastrofe sanitaria ed ambientale permanente„ infrangendo le norme di sicurezza sul luogo di lavoro.

Un’immensa tragedia


Il 4 luglio 2011, l’accusa aveva richiesto la pena più pesante, cioè dodici anni, alla quale ne ha aggiunti otto poiché le conseguenze di queste cause sono ancora in essere, nel senso che le persone che sono state esposte all’amianto possono ammalarsi anche molti decenni più tardi.

“L’amianto killer continua a seminare morte e continuerà a farlo chi sa per quanto tempo„, ha sottolineato il procuratore Raffaele Guariniello durante il suo appello d’accusa. Dal canto suo, la difesa nega la responsabilità diretta nella gestione della società italiana dei due imputati, che non sono mai stati presenti nelle udienze.

“Immagino che abbiano vergogna, cosa che mi sembra normale. L’opposto mi avrebbe sorpreso„, spiega Carlo Liedholm, 53 anni, che ha perso la moglie morta nel 2008 all’età di soli 49 anni. “L’amianto ha provocato più morti qui che il sisma all’Aquila„. “Mia moglie è nata ed è cresciuta a Casale Monferrato, in questo ambiente stracolmo di polveri. Si è ammalata nel gennaio 2007, a 47 anni. Le è stato asportato un polmone, ma non c’è stato nulla da fare e nell’arco di 18 mesi è morta„, riferisce. “Nulla potrà restituirmi mia moglie, ma è un’ingiustizia che come lei siano morte migliaia di persone per colpa di delinquenti della specie peggiore. È una tragedia di cui non si è parlato abbastanza„, deplora, prima di indignarsi ed aggiungere: “Si sapeva che questo materiale era pericoloso fin dagli anni 60, io sono stupefatto che Eternit Italia abbia continuato con le sue attività fino al 1986.„

Lo scorso 3 febbraio, il consiglio comunale di Casale Monferrato ha rifiutato 18 milioni di euro offerti da Stephan Schmidheiny in cambio della rinuncia da parte del comune di costituirsi parte civile.

E’ atteso per lunedì prossimo il verdetto finale.

Ultimo aggiornamento 10 febbraio 2012 ore 12,04






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