Ariel Sharon, la vita e la carriera di uno degli uomini politici più influenti del nostro tempo

3 gennaio 2014 12:120 commentiDi:

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Nelle ultime ore le condizioni di Ariel Sharon hanno iniziato ad aggravarsi in modo serio. L’undicesimo Primo Ministro israeliano, una delle figure più controverse della storia contemporanea, dopo otto anni di coma sarebbe in punto di morte.

I suoi organi vitali, infatti, si stanno rapidamente deteriorando, come ha ammesso anche Zeev Rotstein, direttore dell’ospedale di Tel Hashomer di Tel Aviv dove da otto anni è ricoverato Sharon, il che diminuisce sensibilmente le possibilità che Sharon possa sopravvivere ancora a lungo.

Si spezzano così le speranze dei figli di Ariel Sharon, Ghilad e Omri, che da quella notte del 2006, quando il padre fu colpito da un ictus che lo ridusse alle sue attuali condizioni, hanno cercato di svegliare l’uomo dal suo stato vegetativo per riportarlo alla sua carica, quella di Primo Ministro dalla quale è stato destituito proprio per la sua malattia.

Quando Ariel Sharon è arrivato in ospedale la notte del 4 gennaio del 2006, le sue condizioni erano molto critiche e nei giorni successivi i medici hanno pensato più di una volta di staccare i respiratori e i macchinari che lo tengono in vita, ma i figli si sono sempre opposti a questa soluzione, nonostante in questi lunghi otto anni non ci sia stato alcun segno di miglioramento nelle condizioni di salute dell’uomo, anzi, spesso sono stati necessari degli interventi chirurgici anche molto invasivi per mantenerlo in vita, che comunque non hanno prodotto alcun risultato apprezzabile.

L’ostinazione di Ghilad e Omri Sharon nel mantenere in vita loro padre è dettata non solo dall’amore filiale, ma anche dallo spessore del personaggio politico Ariel Sharon: un uomo dal passato militare che ha avuto una seconda vita nella politica del suo paese, la cui morte sarebbe un duro colpo per Israele e la Palestina tutta.

Ariel Sharon ha avuto un ruolo di primissimo piano nella storia moderna della Palestina e dello Stato di Israele, il suo operato spesso è stato oggetto di durissime critiche e di pesanti condanne, ma non c’è dubbio che Sharon sia uno dei personaggi più influenti ed importanti di questi ultimi anni. Una vita e una carriera intensi e lunghi, che proviamo a ripercorrere per capire fino in fondo la portata del suo operato e del suo pensiero.

L’inizio nell’esercito ebraico clandestino e la carriera di generale

Ariel Sharon è nato 26 febbraio 1928 da una famiglia di ebrei lituani immigrati in Palestina (allora Mandato britannico della Palestina) ed entra a far parte dell’Haganah a soli 15 anni. Nell’esercito Sharon si è subito messo in mostra per le sue capacità e per la sua volontà: la sua ascesa nella gerarchia militare è stata fulminea: a 21 anni era già capitano, a 23 è diventato ufficiale dei servizi segreti a 23 e, dopo una breve interruzione della carriera per un passaggio all’Università, torna nelle file dell’esercito e continua la sua ascesa.

Sono questi gli anni di ascesa di Sharon che diventa maggiore dell’esercito e si muove in prima linea. Sono anni difficili, di fortissimi scontri tra arabi e israeliani e di grandissimi spargimenti di sangue, da una parte e dall’altra, nei quali Sharon ha sempre avuto una parte molto attiva. Il suo operato, anche se motivato da una base ideologica forte, era di stampo militare e le sue azioni di forza nei confronti degli arabi (tra le quali ci sono diverse stragi) lo hanno portato ad essere allontanato dall’esercito, e non certo con onore per molti anni, durante i quali Sharon è tornato all’Università per laurearsi in legge.


Ma il suo talento come ‘uomo d’armi’ sembra essere indispensabile per l’esercito israeliano: nominato Comandante della Scuola di Fanteria e Responsabile dell’Addestramento nel 1962, inizia un nuovo percorso di ascesa della gerarchia militare, che viene però bloccata dall’allora ministro della Difesa Moshe Dayan: è il 1972, Sharon lascia l’esercito dopo che ha visto sfumare la possibilità di diventare Capo di Stato Maggiore e si dà alla politica.

Dopo di allora un solo piccolo ritorno alle armi: è il 1973, anno della Guerra del Kippur, ma la volontà del governo di Israele di giungere ad una tregua a tavolino piuttosto che ad una vittoria sul campo lo convive a lasciare definitivamente le armi.

Sharon entra in politica

Prima con il Likud, il partito di opposizione, poi con i laburisti del Dayan come consigliere per la sicurezza per il premier Yitzhak Rabin, con il quale aveva un profondo legame di amicizia.

Anche in questo caso la sua ascesa è fulminea, e anche in questo caso non sono mancati i fatti che hanno portato la figura di Sharon ad essere una delle più controverse della storia contemporanea: diventato Ministro dell’Agricoltura dopo la vittoria del suo partito alle elezioni, Sharon ha un ruolo di primo piano nella costruzione degli insediamenti a Gaza e in Cisgiordania, ma allo stesso tempo la sua carriera è stata puntellata di episodi che ne hanno minato la figura e anche la sua credibilità.

Come l’invasione del Libano, che si trasformò in una strage drammatica: secondo le indagini fatte successivamente, Sharon era solo indirettamente responsabile del tragico avvenimento, il che lo porta alle dimissioni dal suo incarico. Non esce definitivamente dalla stanze dei bottoni, ma la sua figura viene sensibilmente ridimensionata.

Poco conta questo per Ariel Sharon che, rimanendo all’interno del partito e del governo grazie ad alcuni ministeri senza portafoglio, riesce a diventare leader del Likud dopo la sconfitta del premier Benjamin Netanyahu. E’ il 1999.

L’anno successivo è quello della famosa passeggiata nella Spianata delle Moschee, luogo sacro per i palestinesi, insieme alla sua scorta armata. E’ l’inizio della seconda Intifada ma anche della sua definitiva vittoria politica, che arriverà nel 2001.

Ariel Sharon Primo Ministro

Guadagnatosi la vittoria alle elezioni anche grazie alla famosa passeggiata,  il suo primo atto al governo è l’allontanamento di Arafat, che viene confinato a Ramallah, ma la sua vita politica si prospetta tutt’altro che facile. L’anno successivo rischia di subire un processo all’Aja per crimini di guerra, ma il suo principale accusatore, Elie Hobeika, morì a causa di un attentato del quale non si conosce la matrice.

Il processo fu così evitato, Sharon poté così ripresentarsi alle elezioni del 2003 e vincere di nuovo. Il suo progetto, in questo secondo mandato, è il ritiro dei coloni dalla striscia di Gaza, una sorta di segno di pace nei confronti degli arabi ma spesso letto come la volontà di abbandonare un territorio pericoloso e economicamente poco rilevante per concentrare gli sforzi sulla Cisgiordania.

Sono questi gli ultimi gesti di uno degli uomini più influenti e discussi della nostra storia: poco dopo aver fondato il Kadima, un nuovo partito con ispirazione centrista e liberale, Ariel Sharon fu colpito dall’ictus che lo ha portato al coma e poi allo stato vegetativo nel quale si trova tutt’ora.






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