Chi è Thamsanqa Jantjie, l’interprete del funerale di Mandela? Un malato di mente o un assassino?

2 gennaio 2014 12:110 commentiDi:

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Se per il Time l’uomo dell’anno è Papa Francesco, per Beppe Grillo questo riconoscimento va a Thamsanqa Jantjie, l’interprete della lingua dei segni chiamato per prestare i suoi servizi durante il funerale di Nelson Mandela e divenuto famoso grazie alla sua prestazione al limite del grottesco.

L’uomo, infatti, sembra non conoscere affatto la lingua dei segni, e il suo tentativo di traduzione simultanea maldestramente messo in scena è stato uno degli argomenti caldi dell’ultimo scorcio del 2013.

Cosa è successo quel giorno?

Durante i funerali di Stato per Nelson Mandela, che si sono tenuti il 15 dicembre scorso alla presenza dei capi di Stato e di alte personalità politiche giunte da tutto il mondo, erano stati predisposti una serie di interpreti simultanei per permettere a tutti di comprendere i discorsi dei vari leader internazionali.

Tra questi anche Thamsanqa Jantjie, 34 anni e padre di quattro figli, chiamato per tradurre simultaneamente nella lingua dei segni, anche se, come si è scoperto più tardi, l’uomo non conosce questo linguaggio, anzi, Jantjie parla solo Xhosa, una delle 11 lingue ufficiali del paese, e non conosce neanche l’inglese.

Una situazione incresciosa, venuta alla luce immediatamente quando l’uomo ha iniziato a gesticolare senza senso nel vano tentativo di rendere comprensibile anche ai non udenti cosa stavano dicendo in quel momento.

Le reazioni sono state immediate. I primi a far sentire la loro voce sono stati proprio i non udenti, impossibilitati a seguire quello che stava accadendo, poi è arrivata l’indignazione anche degli altri interpreti presenti che hanno protestato per la mancanza di professionalità dell’uomo e di chi ha deciso di metterlo in quella posizione, screditando anche il lavoro e l’operato di coloro che erano lì con una vera qualifica professionale ed adeguatamente preparati per svolgere il loro compito.

Ma il caso si è scatenato in tutta la sua forza solo qualche giorno dopo, quando si è scoperto che Thamsanqa Jantjie, oltre a non saper parlare la lingua dei segni, è stato più volte arrestato con accuse gravissime, per le quali ha scontato solo delle pene molto brevi in quanto ritenuto non capace di intendere e di volere.

Il passato violento di Thamsanqa Jantjie 

Appena accaduto il fattaccio, il falso interprete si è giustificato dicendo di aver avuto un attacco di schizofrenia: in pratica, durante i funerali di Nelson Mandela, non sarebbe stato in grado di controllare ciò che stava facendo. Una giustificazione, questa, che purtroppo trova riscontro nel passato di Thamsanqa Jantjie, un passato fatto di violenza, arresti, detenzione e la diagnosi di incapacità di intendere e di volere.

Le indagini fatte sulla vita dell’interprete, infatti, hanno portato alla luce ben cinque arresti a partire dalla metà degli anni 90 ad oggi, alcuni dei quali avvenuti in seguito ad accuse gravissime come stupro, furto, violazione di domicilio e danneggiamento della proprietà altrui, ma Thamsanqa Jantjie avrebbe evitato il carcere perché mentalmente incapace di sostenere un processo, almeno così hanno sempre sostenuto le autorità del Sudafrica.

Nella fedina penale di Thamsanqa Jantjie, c’è anche un’accusa di omicidio: l’uomo, avrebbe arso vive due persone, ma la condanna non è mai stata ufficializzata sempre per la stessa motivazione, ovvero la malattia mentale del falso interprete che gli avrebbe impedito di sostenere un processo.

La schizofrenia e il falso diploma di Thamsanqa Jantjie

In pratica, durante la celebrazione funebre per Nelson Mandela, i maggiori capi di Stato sono stati esposti ad un pericolo senza precedenti, Thamsanqa Jantjie era a pochissima distanza, ad esempio, da Barack Obama, che avrebbe potuto tranquillamente aggredire scatenando il panico e mettendo tutti i presenti in gravissimo pericolo.

Intervistato sulla questione e sulla sua presenza al memorial per Nelson Mandela, Thamsanqa Jantjie non ha commentato nessuna delle accuse pendenti su di lui, ma ha voluto ribadire che lui è un interprete a tutti gli effetti, diplomato presso un college inglese, e con tutte le carte in regola per fare il suo lavoro. Ha ammesso però la sua schizofrenia, per la quale è stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico per più di un anno, anche se il problema sarebbe stato solo in quel momento, a causa della pressione del ruolo che era stato chiamato a ricoprire, la presenza di tante e tali personalità e la grande quantità di uomini armati intorno a lui che avrebbero influenzato negativamente la sua professionalità e la capacità di mantenersi lucido.

Secondo la sua versione, durante la cerimonia funebre avrebbe visto molti angeli entrare ed uscire dallo stadio e, anche se ha provato a fare del suo meglio per non far fare una brutta figura al suo paese, la malattia ha avuto la meglio e i risultati sono quelli che conosciamo.

Pur prendendo per buona l’attacco di schizofrenia di quel momento, c’è comunque qualcosa che non torna: nonostante infatti l’interprete abbia detto di essere regolarmente diplomato in un college inglese, per la precisione presso la University of Tecturers, le ricerche on line di questo ateneo non hanno dato alcun esito, il che lascia pensare che questo diploma non esista affatto.

A corroborare questa tesi, la scoperta che proprio quel giorno Jantjie avrebbe dovuto presentarsi presso un ospedale psichiatrico della città per una visita di controllo, cosa che non ha fatto proprio per presenziare alla commemorazione e mantenere fede al suo impegno.

Perché Thamsanqa Jantjie era lì?

Ora, pur prendendo per buono un diploma di interprete che non è mai stato mostrato a nessuno e la bontà delle intenzioni di Thamsanqa Jantjie, rimane aperto un interrogativo: perché è stato scelto proprio lui e non qualcuno che avesse delle credenziali vere da presentare?

La domanda non ha una risposta semplice. Thamsanqa Jantjie, infatti, è stato ingaggiato attraverso una società che fornisce questo tipo di servizi, ma dopo quanto accaduto al funerale di Mandela nessuno è riuscito a rintracciare i responsabili. Anche dal Governo del Sud Africa non si hanno maggiori informazioni. Poche e scarne le dichiarazioni ufficiali: il compito di spiegare l’accaduto è stato lasciato al vice primo ministro Hendrietta Bogopane-Zulu, la quale ha commentato laconicamente che, data la velocità con la quale è stata organizzata una cerimonia di così grande portata, era possibile che venissero commessi degli errori.

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