Chi è Davide Vannoni? Perché il Metodo Stamina da lui stesso inventato fa così discutere?

14 gennaio 2014 22:193 commentiDi:

cellule-staminali-jpeg

Negli ultimi giorni il Metodo Stamina del dott. Vannoni è tornato più che mai alla ribalta della cronaca. L’inchiesta, iniziata nel 2009 dal procuratore Guariniello, e poi continuata per tutti questi anni allargandosi sempre di più, ha portato alla luce fatti e misfatti di questo discusso trattamento a base di cellule staminali mesenchimali.

Nonostante se ne parli tanti proprio qualche tempo fa un sondaggio condotto dalla Ispo ha messo in evidenza che la maggior parte degli italiani non sa cosa sono le cellule staminali, a cosa servono di preciso e le differenze che esistono tra queste.

A maggior ragione, quindi, è comprensibile la difficoltà nel comprendere il Metodo Stamina e tutti i problemi, non solo di ordine medico, che questo ha generato. In effetti la questione non è molto semplice, non solo perché i termini utilizzati nelle tante spiegazioni disponibili non sono sempre di immediata comprensione, ma anche perché non è semplice collegare tra loro i tanti fatti che hanno contraddistinto il lungo, e non ancora terminato, iter di questo metodo.

Partiamo dall’inizio, quindi, cercando di capire per prima cosa chi è Davide Vannoni, il sedicente inventore del Metodo Stamina, e il suo ruolo in questa intricata vicenda.

Davide Vannoni, un ex professore di psicologia

Il curriculum vitae di Davide Vannoni è piuttosto lungo: laurea in lettere e filosofia, ha insegnato per dodici anni psicologia presso l’Università di Udine pubblicando nel frattempo numerosi testi di psicologia della pubblicità e della comunicazione.

Dal 2013 è docente presso un’università telematica e, dal 2009, è presidente della Stamina Foundation, la Onlus da lui stesso creata per, come si legge nella prima pagina del sito, “per sostenere la ricerca sul trapianto di cellule staminali mesenchimali e diffondere in Italia la cultura della medicina rigenerativa.”

È proprio attraverso questa Onlus che Vannoni ha iniziato a pubblicizzare il Metodo Stamina, una cura innovativa a base di cellule staminali che ha creato, come neuroscienziato, nuovo titolo che ha aggiunto alla suo cv, insieme al medico Marino Andolina, coordinatore del “Dipartimento trapianti adulti e pediatrico” presso l’Irccs Burlo Garofalo di Trieste.

Vannoni è l’ideatore e il principale promotore del Metodo Stamina ma, se l’inchiesta ancora in atto su di lui e sul suo metodo andrà nella direzione che ha preso in questi ultimi giorni – Vannoni potrebbe essere addirittura accusato di truffa ai danni dello Stato – potrebbe diventare il principale accusato di un caso internazionale.

Un’accusa pesante, e non l’unica, per colui che si è presentato quasi come un salvatore per tutti coloro affetti di patologie a carico del sistema nervoso e molte altre. Vediamo allora cos’è e come dovrebbe funzionare il Metodo Stamina.

Funzionamento ed effetti attesi del Metodo Stamina

Purtroppo le notizie e le informazioni sul Metodo Stamina non sono molte, o, comunque, non sono molto specifiche, in quanto i protocolli sono ancora tutti segreti (i motivi per i quali questi protocolli non sono ancora stati resi pubblici li spiegheremo più avanti).


Da quanto è emerso fino adesso, sappiamo che il Metodo Stamina prevede l’uso di cellule staminali mesenchimali, ovvero delle cellule staminali adulte che si trovano sia nell’embrione che negli esseri umani adulti, soprattutto nel midollo spinale, anche se alcune recenti ricerche sembrano dimostrare che queste cellule sono rintracciabili praticamente in tutti gli organi e i tessuti adulti.

Una volta estratte dal midollo, secondo quanto prevede il Metodo Stamina, le cellule staminali mesenchimali subiscono una breve esposizione all’acido retinoico diluito in etanolo per circa due ore. Questo particolare trattamento dovrebbe spingere le cellule staminali, la cui caratteristica principale è di essere ancora indifferenziate e di poter dare vita a cellule specializzate (non tutte allo stesso modo) per sostituire le cellule invecchiate degli organi e dei tessuti, a diventare dei neuroni.

Una volta avvenuta questa trasformazione, queste cellule vengono nuovamente inserite nei pazienti tramite infusione.

Grazie a questo Metodo, secondo il suo ideatore, sarebbe possibile curare malattie di diverso tipo, in particolar modo le malattie neurodegenerative.

Le problematiche sollevate dal Metodo Stamina sono tantissime e, allo stato dei fatti, non coinvolgono solo l’ambito medico, ma si sono espanse fino a diventare un vero e proprio caso internazionale sul quale intervengono esperti di ogni nazione. Prima però di capire cosa c’è che non va in questo Metodo e, quindi, i perché di tanto clamore, facciamo chiarezza su alcuni nodi fondamentali delle cellule staminali e del loro utilizzo in campo medico.

Facciamo un po’ di chiarezza sul Metodo Stamina

C’è un nodo fondamentale da sciogliere quando si parla di Metodo Stamina, e riguarda nello specifico il tipo di cellule staminali che vengono utilizzate durante i trattamenti.

Esiste, infatti, una grande distinzione tra i diversi tipi di cellule staminali: ci sono le cellule staminali embrionali, le uniche cellule staminali in grado di differenziarsi in tutti gli altri tipi di cellule ma la cui raccolta prevede la distruzione di un embrione, e le cellule staminali adulte, caratterizzate da una limitata capacità di differenziazione ma la cui raccolta può essere fatta sia con  un ‘semplice’ prelievo di midollo spinale, si sangue o di tessuto adiposo, quindi senza comportare alcun rischio per il paziente.

Questo piccolo chiarimento divide in due grandi emisferi anche le polemiche sulle cellule staminali e i loro possibili utilizzi: le polemiche sulle cellule staminali embrionali derivano dalla loro unica fonte (l’embrione umano) che viene distrutto da questa pratica, il che solleva spinosi problemi religiosi, etici, deontologici e morali, mentre le polemiche riguardante il Metoso Stamina, che utilizza cellule staminali adulte, si concentrano sull’effettiva efficacia di questo trattamento, sulle prove scientifiche che dovrebbero corredarlo e sui suoi possibili effetti collaterali.






Tags:

3 commenti

  • Chiara Lestuzzi

    ERRORE!
    Le cellule staminali mesenchimali vengono estratte dal MIDOLLO OSSEO, non dal midollo spinale.
    L’errore è ripetuto due volte nel testo!

    Uno dei problemi in questa brutta storia è appunto che troppe persone incompetenti hanno preso la parola.

  • Andrea Camera

    Non so quanti percepiscano l’assurdità di questa vicenda. Non mi riferisco tanto al metodo ma a come abbia preso piede, un non abilitato all’esercizio della professione medica che effettua manovre e procedure non solo in ambienti non idonei ma anche all’interno di strutture sanitarie pubbliche, per anni.. Eppure siamo in un Paese dove per molto meno si riempiono facciate di giornali ! E non siamo capaci di mettere un punto fermo oggi. Perché? Per la flotta di pazienti migliorati. Ma siamo sicuri che questi miglioramenti non possano essere spontanei e che purtroppo i limiti della attuale medicina non è in grado di spiegarli ? Siamo un Paese con scienziati eccellenti e non riusciamo a chiudere questa vicenda. Se esiste un metodo che Vannoni ne dia il protocollo e se ne verifichi la riproducibilità, e gli altri aspetti di biologia e fisiologia cellulare. Dovrebbe essere semplice. Eppure tante chiacchiere, tante risorse in campo, tanto tempo, è uno show !

  • d'angelo teseo

    brava chiara (…e le cellule staminali distruggendo l’embrione?). bravo andrea (mentalità galileiana),cosa di cui sono carenti tante, troppe persone con responsabilità.
    penso : trapiantiamo staminali al mio amico diabetico in modo da sostitutire le sue cellule insulari inefficaci per miracolo non sarà più schiavo delle insuline. chiedo: sarà schiavo dei trattamenti forse blandi ma comunque anche loro a vita antirigetto? a meno di avere nell’ “eius” con- gelatore le sue cellule del (caro ricordo materno) cordone ombelicale?il dott vannoni in cc e laureato,cc ha studiato?

Lascia una risposta