Claudio Abbado, la vita, la musica e l’eredità del più grande direttore d’orchestra italiano

21 gennaio 2014 09:000 commentiDi:

CLAUDIO ABBADO

È morto ieri mattina a Bologna Claudio Abbado, uno tra i più conosciuti ed acclamati direttori d’orchestra al mondo. Il maestro si è spento circondato dall’affetto dei suoi cari dopo una lunga malattia.

Considerato come uno dei più grandi, nel 2011 la rivista musicale Classic Voice lo ha insertito nella lista dei 100 più importanti direttori di orchestra viventi, una designazione che Abbado non ha mai preso troppo sul serio, dato che lui non aveva mai desiderato ricoprire questo ruolo, per lui l’importante era la magia della musica.

La vita e la musica di Claudio Abbado

Una magia, quella della musica, che Claudio Abbado ha scoperto all’età di sette anni, quando per la prima volta nella sua vita alla Scala di Milano ascolto i “Notturni” di Claude Debussy “, anche se per lui tutta la vita è stato un viaggio nella musica, fin dalla nascita.

Abbado, infatti, era figlio di musicisti: suo padre Michelangelo è insegnante di violino e poi vice direttore del Conservatorio ‘”Giuseppe Verdi” di Milano, sua madre, Maria Carmela Savagnone, era una pianista e scrittrice e suo fratello maggiore, Marcello, è pianista.

La sua quindi non poteva non essere una vita all’insegna della musica. La sua formazione avviene presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, dove studia direzione, pianoforte e composizione, per poi proseguire gli studi all’Accademia di Musica di Vienna.

Qui Claudio Abbado, insieme a Zubin Mehta, si perfeziona sotto il controllo di  Hans Swarowsky, da tutti chiamato “il creatore dei direttori d’orchestra”. Considerato insieme al suo compagno di classe tra le più promettenti creature di Swarowsky, a 35 anni viene nominato Direttore Musicale Principale del Teatro alla Scala di Milano, ruolo che manterrà fino al 1989.

Fin da subito Claudio Abbado crea una sorta di rottura con il passato e con l’immagine del suo ruolo: a differenza di Arturo Toscanini, primo direttore della Scala, colui che ha dettato la linea di conduzione del teatro, da tutti dipinto come autoritario e molto temuto a Milano, Abbado ha sempre cercato di costruire un dialogo diretto ed aperto con i suoi musicisti incoraggiandoli a fare lo stesso anche fra di loro:

La cosa più importante è ascoltare gli uni agli altri.

Questa era una delle sue frasi più ricorrenti, e il termine ‘ascolto’ era senza dubbio la parola che più spesso pronunciava durante le prove:

Molte persone imparano a parlare, ma non imparano ad ascoltare. L’ascolto dell’altro è una cosa importante nella vita. E la musica ci dice come fare.

Da Milano al resto del mondo

Nel 1986 Claudio Abado decide di lasciare la direzione dell’Orchestra della Scala, una decisione che ancora oggi fa discutere soprattutto chi vide questo gesto come una sorta di tradimento del maestro verso il teatro che lo rese celebre nel mondo.

Da quel momento per Abbado si spalancano le porte dei teatri delle più importanti del mondo e la sua presenza è sempre più richiesta soprattutto fuori dai confini italiani, dopo il debutto alla Staatsoper di Vienna nel 1984, nel 1986 ne viene nominato direttore e, due anni dopo, fonda la Gustav Mahler Jugendorchester.

Nell’ottobre 1989, Claudio Abbado viene  eletto direttore artistico della Filarmonica di Berlino, succedendo a Herbert von Karajan. Le reazioni inizialmente furono particolarmente scettiche – difficile immagine un direttore noto per essere molto antiautoritario alla direzione di un’orchestra tedesca – ma lui continuò per la sua strada senza alcun timore introducendo delle importanti novità nel repertorio dell’orchestra e guidandola verso una nuova fiorente stagione.

Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 e la fine della divisione dell’Europa, il suo principale obiettivo sia come direttore di orchestra di una delle formazioni più stimate al mondo e come musicista era quello di unire anche sotto il profilo artistico del due parti della città per superare e vincere definitivamente tutte le divisioni culturali e sociali:

La cultura vince le disuguaglianze social. La cultura ci libera dalla povertà.

La malattia e il ritiro

Nel 2000 a Claudio Abbado viene diagnosticato un cancro allo stomaco, malattia che lo porterà ad abbandonare il suo incarico a Berlino e a diradare sempre di più i concerti.

Annuncia la sua malattia pubblicamente e, dopo qualche anno, sembra che completamente guarito e torna a dirigere le sue orchestre (durante la sua lunga carriera ne ha fondata più di una), ma sempre più di rado e passando sempre più tempo insieme alla sua famiglia nella casa in Sardegna.

Qualche mese fa un nuovo aggravarsi delle sue condizioni di salute lo porta a cancellare tutti i suoi impegni.

L’eredità di Claudio Abbado: un nuovo modo di fare e di ascoltare musica

Nonostante la malattia, Claudio Abbado non ha mai abbandonato il suo amore per la musica, il suo desiderio di portare la musica classica alla portata di tutti grazie ad un nuovo modo di suonarla che lui stesso ha sempre insegnato ai suoi musicisti ma che sembra realizzarsi con la Lucerne Festival Orchestra, l’orchestra che lui stesso ha fondato nel 2003 con musicisti da lui stesso selezionati.

Ed è forse proprio nei concerti della Lucerne Festival Orchestra che si può trovare la vera eredità di Claudio Abbado e di tutta una vita dedicata alla musica: i concerti realizzati con questa sua creatura sono qualcosa di più della buona esecuzione di una partitura, sono delle esperienze complete, dei momenti di rivelazione, in cui Abbado chiede ai suoi musicisti e al suo pubblico di fare ancora un passo avanti nell’ascolto, di provare un altro tipo di esperienza musicale, dove ad avere un senso nell’ensemble musicale non è solo la sostanza musicale dei suoni dell’orchestra, ma anche il silenzio che viene prima e dopo la musica.

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