Come rinunciare all’eredità

28 marzo 2012 09:070 commenti

Gli eredi che accettano l’eredità del soggetto defunto sono chiamati non solo a diventare proprietari dei beni del de cuius ma anche a rispondere delle situazioni debitorie di quest’ultimo, anche con beni personali nel caso in cui i beni ereditati non siano sufficienti a coprire i debiti. Ne deriva, quindi, che quando il soggetto al momento della sua morte risultava gravato da debiti di non lieve entità, è consigliabile optare per la rinuncia all’eredità.

I termini per effettuare la rinuncia sono diversi a seconda che gli eredi siano o meno in possesso oppure utilizzino i beni del soggetto defunto. Nel primo caso, infatti, la rinuncia all’eredità deve essere effettuata entro tre mesi dalla morte, nel secondo caso può invece essere effettuata entro dieci anni dalla data del decesso.

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In ogni caso, presupposto per la rinuncia all’eredità è la morte del de cuius, in nessun caso è infatti possibile rinunciare all’eredità prima della morte della persona della cui eredità si tratta. Inoltre, non è possibile apporre termini o condizioni alla rinuncia, così come pure non è possibile rinunciare all’eredità in modo parziale.

La rinuncia all’eredità deve essere effettuata tramite atto pubblico, quindi rivolgendosi ad un notaio, oppure con atto ricevuto da cancelliere del Tribunale competente per territorio, intendendosi per tale il tribunale o la sezione distaccata di esso competente per territorio nel luogo in cui il defunto aveva il suo domicilio alla data della morte.

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Per quanto riguarda i costi, nel primo caso dipende dal notaio a cui ci si rivolge, mentre nel secondo caso occorre effettuare un versamento di 168,00 euro e pagare una marca da bollo da 14,62 euro. Un’altra marca da bollo di uguale valore deve inoltre essere acquistata per il ritiro di una copia conforme della rinuncia, a cui bisogna aggiungere anche le spese di cancelleria.

E’ bene precisare che la rinuncia all’eredità può essere impugnata dai creditori del defunto oppure per violenza e dolo entro il termine di cinque anni dal momento in cui è cessata la violenza o è stato scoperto il dolo.






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