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Condannato alla paralisi da tribunale saudita

saudita

Amnesty International ha espresso tutta la sua indignazione con le autorità saudite, dopo che un uomo è stato condannato ad essere paralizzato, per aver causato l’immobilità ad un altro individuo. 

Abdul-Aziz al-Mutairi, un giovane di 22 anni, durante una rissa avvenuta nel 2008, è stato accoltellato alla schiena dal suo aggressore. Le gravi ferite da taglio gli  procurarono importanti lesioni al midollo spinale, causandogli una paralisi totale a vita. 

La vittima, durante il processo,  ha chiesto ai giudici, di  infliggere al suo assalitore, la sua stessa pena. Una possibilità offerta, in alcuni casi, dalla legge islamica della Sharia, dalla quale i sauditi sono in parte ispirati. 

Il giornale Okaz scrive, che il tribunale ha provveduto a trasmettere lettere ai responsabili sanitari di molti ospedali, al fine di conoscere se un’operazione chirurgica, fosse stata in grado di paralizzare un uomo abile. 

In questo modo, se qualcuno non avesse accettato per  questioni di deontologia medica, almeno uno avrebbe offerto la propria disponibilità. Secondo l’articolo saudita. 

La decisione che addolora Amnesty International.

Il responsabile dell’organizzazione del Medio Oriente e del Nord Africa ha dichiarato alla CNN:

“Questo non è niente di meno che la tortura. Anche se nessun tipo di crimine deve rimanere impunito, rendere  deliberatamente storpio un uomo, in questo modo, costituisce una violazione degli obblighi internazionali del Paese, in materia dei diritti umani”. 

L’organizzazione non governativa (ONG) si basa principalmente sulla convenzione contro la tortura e i principi dell’etica medica adottata dall’ONU, di cui l’Arabia Saudita è firmataria, aggiungendo tra l’altro, che l’imputato non ha ottenuto alcuna assistenza legale, durante il processo in cui è stato dichiarato colpevole.

Questa è esattamente la legge del taglione.

Lo sdegno è stato inoltre sostenuto da parte di alcuni blog locali, ma numerosi sono stati anche i fautori della linea dura di un tribunale tribale, del quale, i verdetti incidono profondamente sull’immagine negativa del paese.

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