Contratti a progetto verso abolizione, cosa cambierà per i cocopro?

13 ottobre 2014 10:232 commenti

Il governo ha intenzione di procedere in modo risulto verso radicali cambiamenti dei contratti di lavoro, rendendo più leggero il contratto a tempo indeterminato ma al tempo stesso eliminando progressivamente tutte quelle forme contrattuali che hanno contribuito alla diffusione di una precarietà crescente. L’esempio tipico, in tal senso, è rappresentato dal cococo e dal cocopro, due tra le forme parasubordinate di contratto che hanno dato luogo ad abusi senza fine. La strategia dell’esecutivo è quindi chiara: rendere meno pesante il contratto a tempo indeterminato (per leggere le ipotesi di modifica si guardi: come cambia il contratto a tempo indeterminato con la riforma del lavoro) e dire addio al cocopro e al cococo. La linea ribadita da Renzi rispecchia quella del  ministro Poletti a In Mezz’ora, ha spiegato come saranno rivisti i contratti lavorativi con l’abolizione dei contratti a progetto, la ridefinizione delle partite IVA e l’introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.

Il ministro Poletti si è fatto prendere dalla smania degli annunci, come il premier e durante In Mezz’ora ha messo tanta carne sul fuoco della riforma del lavoro. Ha detto che è prevedibile che i contratti a progetto e i co.co.co. siano messi da parte. Non vanno via invece le partite IVA che però devono essere cambiate con un provvedimento preciso. Infine si dovrà inserire il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e assorbire all’interno di questo contratto tutte le varie forme contrattuali disponibili oggi.


Un lavoratore che oggi abbia un contratto a progetto dovrebbe essere contento di passare al contratto di lavoro a tempo indeterminato, anche se le tutele iniziali, probabilmente, saranno le stesse del contratto di provenienza.

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L’importante è far capire che l’obiettivo dell’esecutivo è quello di limitare l’incertezza del mercato del lavoro in modo da attirare nuovi investimenti. Bisogna spiegarlo soprattutto a quelli che ritengono che si arrivi ad un contratto unico. Non è così, spiega Poletti. Non ci sarà soltanto il contratto a tempo indeterminato ma si andrà verso una significativa riduzione dei contratti oggi in essere. Per prendere una decisione a riguardo, così come per decidere sul Tfr in busta paga, si attendono le valutazioni economiche.

Il superamento del contratto a progetto, quindi, va di pari passo con il superamento della frammentazione contrattuale che caratterizza il mercato del lavoro italiano. Nel maxiemendamento su quale il governo ha voluto la fiducia, si parla di semplificazione, modifica e superamento delle oltre 40 forme contrattuali attuali a favore di una forma privilegiata di contratto – quello indeterminato a tutele crescenti – che dovrebbe essere conveniente per le aziende anche in termini di oneri diretti e indiretti.






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2 commenti

  • Cambiano il nome e mantengono la filosofia precaria… in compenso la estendono a tutti.

  • Visto gli importi bassi di commesse in outsourcing per call center che fanno la fame i titolari sarò cosi costretto a lasciare a casa 100 persone che in 4 ore al giorno portano oggi a casa un lordo di 750 euro.

    Andate a vedere invece i contratti che hanno le aziende con i vari call center ,certo ce chi ci mangia dentro ma i buoni sono sempre i più penalizzati e come mè tanti altri dovranno chiudere..

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