Cos’è successo davvero alle primarie in Emilia Romagna

10 settembre 2014 10:000 commenti

Le primarie del Partito Democratico si tengono il 28 settembre e in quella data, riguardo l’indagine a carico di Richetti e Bonaccini per peculato, ci dovrebbe essere chiarezza. Tutto, nella vicenda giudiziaria che interessa l’Emilia Romagna, è iniziato dalle dimissioni di Vasco Errani.

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Errani si era dimesso per una condanna in appello per falso ideologico a luglio. Alla fine del mese successivo, il 27 di agosto, durante la festa nazionale dell’Unità di Bologna, sono stati chiariti i nomi dei candidati per le primarie del PD: Roberto Balzani, l’ex sindaco di Forlì, Patrizio Bianchi, ex rettore dell’Università di Ferrara, Palma Costi, unica donna dell’Assemblea legislativa, Stefano Bonaccini e Matteo Richetti considerati vicini a Renzi.

> PD, Richetti, vicino a Renzi, indagato per peculato

Balzani avrebbe dovuto raccogliere i voti di protesta legati al PD, Bianchi invece è l’uomo di Prodi, la Costi raccoglie consensi tra i terremotati e poi ci sono i famosi uomini del Premier, due perché all’interno del partito non si è riusciti a trovare una candidatura unitaria. Inizialmente si era pensato di mettere Daniele Manca, presidente dell’Anci emiliano, come uomo forte, sostenuto da Bersani, Errani e Renzi. Per Bonaccini e Richetti si sarebbero dovute aprire altre opportunità interne al partito, ma visto che Richetti non avrebbe ottenuto molto da questa rinuncia, se non di restare al Parlamento, allora è iniziata la trattativa.

Alla fine si è deciso: Richetti ha annunciato al sua candidatura, Manca ha fatto sapere di non essere in corsa per le primarie e Bonaccini ha svelato il mistero dichiarando:

“Visto che non si è riusciti a comporre il quadro su un nome più condiviso possibile, ho deciso, viste anche le tante sollecitazioni da tutti i territori e anche trasversali, di candidarmi alle primarie”.

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