Costa Concordia corsa contro il tempo per evitare marea nera al Giglio

18 gennaio 2012 12:250 commentiDi:

Sulle banchine del porto del Giglio, di fronte al relitto della Concordia, marinai e soccorritori osservano con angoscia il cielo e le forti mareggiate in corso. Se il mare ha permesso, ieri, alle squadre di soccorso, di recuperare altri cinque cadaveri nelle viscere della nave, le previsioni del tempo per oggi sono pessime. Le forti raffiche di vento raggiungono i 60 km orari e per  domani il meteo non prevede nulla di buono. 

In questo modo le onde potrebbero nuovamente muovere il relitto e farlo colare a picco fino a 80   metri di profondità, col rischio di provocare una marea nera di una gravità incalcolabile, poiché l’arcipelago toscano che si estende dall’isola di Gianutri all’isola dell’Elba è un santuario per i cetacei. Trecento metri di barriere assorbenti circondano già il relitto. Un intonaco di fronte all’enormità del pericolo. Il recupero delle 2380 tonnellate di combustibile contenute nei serbatoi della Concordia è stato affidato alla Smit Salvage, la società olandese che ha recuperato il sommergibile russo Koursk. 

Gli esperti lavorano su molti scenari. Se il relitto si stabilizza nella posizione attuale (ipotesi più favorevole) utilizzeranno la tecnica “di hot tapping„. Ciò consiste nel perforare ogni serbatoio, quindi viene riscaldato il combustibile per renderlo più fluido ed infine pomparlo. Il pompaggio, che potrebbe cominciare già da oggi, dovrebbe durare almeno tre settimane. Ma alleggerendosi, la nave, si rischia di destabilizzarla e farla colare in profondità. Occorrerà dunque riempire d’acqua gradualmente i serbatoi svuotati per mantenere l’attuale equilibrio precario. 

Scenario catastrofico 

Se la Concordia colasse prima dell’inizio del pompaggio, il rischio principale sarebbe la rottura completa della nave, e non ci sarebbe dunque nulla da fare per evitare la marea nera. Infine, se la nave dovesse colare a picco senza rompersi, le tecniche di pompaggio sarebbero le stesse operate in superficie, tranne che tutto ciò si rivelerà più complicato a 80   metri di profondità. Occorrerà installare a 40 metri di profondità, una camera iperbarica dove risiederanno gli operatori ed un ascensore capsula per portarli al relitto. La camera iperbarica avrà la stessa pressione di quella assorbita dai sommozzatori ad una profondità di 80   metri. Ciò li salverebbe dai tempi di decompressione. Ma il tempo di riscaldamento del combustibile aumenterebbe, prolungando così la durata del pompaggio ed il rincaro del costo dell’operazione. 

I tecnici stanno già studiano anche le modalità di distruzione del relitto. La prima consiste, una volta svuotati i serbatoi, raddrizzare la nave per mezzo di palloni gonfiati e trainarla verso un porto. Seconda ipotesi: ritagliare sul posto la Concordia in sezioni trasportabili. Ma queste due tecniche sono aleatorie e molto costose. Resterebbe allora la terza soluzione: fare colare in profondità la Concordia, che diventerebbe allora il secondo più grande relitto che riposa in fondo al Mediterraneo.

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Ultimo aggiornamento 18 gennaio 2012, ore 13,25

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