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Crisi tra Berlusconi e Fini

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Aria di crisi nel Popolo della Libertà,  Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini sembrano più vicini che mai alla rottura. Ieri, per la prima volta dopo le elezioni regionali, si sono incontrati a Montecitorio e, secondo indiscrezioni,  hanno mantenuto un dialogo “tumultuoso” per due ore. 

“Rifletti bene su questa decisione di dar vita a gruppi autonomi perche’ se lo farai l’inevitabile conseguenza dovrebbe essere quella di dover lasciare la presidenza della Camera”.  

Avrebbe così replicato il Presidente del Consiglio al presidente della Camera, Fini, che avrebbe manifestato la volontà di creare un proprio gruppo in Parlamento. 

All’ammonimento di Berlusconi, Fini si sarebbe riservato di prendere quindi una decisione entro la prossima settimana. 

Altri membri della maggioranza hanno detto che ormai, la rottura è definitiva. Il presidente del Senato, Renato Shifani, ha avvertito: “Quando la maggioranza è divisa, non rimane altro che invitare nuovamente gli elettori”. 

La divisione tra i due fondatori del Pdl è nota da tempo. Ma le posizioni si sono radicalizzate e il successo ottenuto dalla Lega Nord,  nelle ultime elezioni regionali, ha ulteriormente distanziato Fini dalla linea ufficiale del partito. 

Dopo il pranzo, Fini ha ricordato una dichiarazione: “Berlusconi deve governare per l’intera legislatura, perché così i cittadini italiani hanno voluto. Il Pdl, che ho contribuito a fondare, e’ lo strumento essenziale perche’ cio’ avvenga. Pertanto il Pdl va rafforzato, non certo indebolito. Cio’ significa scelte organizzative ma soprattutto cio’ presuppone che il Pdl abbia piena coscienza di essere un grande partito nazionale, attento alla coesione sociale dell’intero Paese, capace di dare risposte convincenti ai bisogni economici del mondo del lavoro e delle famiglie, garante della legalita’ e dei diritti civili, motore di riforme istituzionali equilibrate e quanto piu’ possibile condivise. Ho rappresentato tutto cio’ al Presidente Berlusconi”.

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