Ecco perché il maltempo ha messo in ginocchio il Nord Italia

14 novembre 2012 17:230 commenti

Il Nord  e il CentroItalia sono in ginocchio a causa del maltempo. Molti si chiedono come sia possibile che ancora oggi nel 2012 si verifichino “micro-cataclismi” del genere a due passi dall’inizio dell’inverno.

Siamo a metà novembre è Liguria, Lazio, Toscana, Umbria, Veneto, Trentino ed EmiliaRomagna sono in emergenza per le precipitazioni di questi giorni.

Uno dei comparti più colpiti da cotanta “violenza climatica” è sicuramente l’agricoltura. Lo afferma la Cia, Confederazione Italiana Agricoltori, che stima una cifra enorme per quanto concerne i danni. Si parla già di dieci milioni di euro:

L’acqua in eccesso ha travolto le coltivazioni e le infrastrutture. Le aziende agricole sono in una condizione di isolamento, a stretto contatto con disagi di vario genere: allagamenti, frane, smottamenti. La Cia fa il conto dei danni:

”Le frane hanno danneggiato gravemente vigneti, frutteti e oliveti. Le piogge torrenziali e gli straripamenti di fiumi e canali hanno allagato migliaia di ettari di terreni agricoli. Invase dalle acque molte aziende e le loro strutture, fabbricati rurali e macchinari. Problemi seri ci sono anche per le serre. Un quadro estremamente allarmante che ripropone in maniera ferma l’esigenza di una valida opera di prevenzione.

Basta citare alcuni dati per comprendere la delicatezza del problema: oggi -rimarca la Cia- 8 comuni su 10 sono in aree ad elevata criticità idrogeologica; oltre 700 mila sono gli immobili abusivi, spesso costruiti non a norma e, quindi, a grave rischio in presenza di una calamita’ naturale. Non solo. In appena due mesi ci sono stati 22 allarmi da parte della Protezione civile. Insomma, il maltempo fa i conti con un’Italia abbandonata e priva di difese nel territorio”.

Ma perché, alle soglie del 2013, accade ancora questo?

”Ciò’ che manca nel nostro Paese è una vera opera di prevenzione contro le calamità naturali.

Dal 1950 ad oggi si sono spesi più di 200 miliardi di euro per riparare i danni causati da calamità naturali; sarebbe bastato destinare il 20 per cento di questa cifra ad opere di manutenzione del territorio per limitare le disastrose conseguenze e soprattutto le perdite umane”.

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