Ergastolo “anti-scientifico” secondo Umberto Veronesi

15 novembre 2012 15:070 commentiDi:

Umberto Veronesi parla di ergastolo in termini non solo umanitari ma anche scientifici. Alla base c’è una lettera di un ergastolano inviata proprio al famoso oncologo. Lettera di un uomo condannato all’ergastolo per mafia.

In un’intervista all’Huffington Post, Veronesi ha affermato:

“Le neuroscienze hanno scoperto che il cervello, come gli altri organi, si rinnova continuamente. Le cellule cerebrali, per effetto delle staminali, nascono lungo il corso della nostra vita. Questo significa che cambiamo comportamento per effetto delle influenze ambientali, delle nostre esperienze positive e negative, ma modifichiamo anche concretamente e strutturalmente la nostra massa cerebrale. Vorrei che questa scoperta scientifica servisse alla politica per capire che è insensato tenere in carcere una persona fino alla fine dei suoi giorni, perché anche l’assassino più efferato dopo venti anni è cerebralmente differente dall’uomo che ha commesso quel delitto”.


Le questioni della certezza della pena e della sicurezza però sono importanti, anche considerando che le persone cambiano.

L’uomo condannato all’ergastolo si chiama Carmelo Musumeci. È entrato in carcere che aveva la quinta elementare, ora è laureato in giurisprudenza e fa la battaglia per l’abolizione dell’ergastolo. Veronesi ha sposato il suo appello ed ha deciso di dedicare all’ergastolo ostativo e alla pena di morte la quarta conferenza mondiale di Science for Peace che si terrà a Milano il 16 e 17 novembre.

Veronesi è stato anche criticato da chi si occupa stabilmente di lotta alla mafia. La sua risposta è stata:

“Fin da piccolo sentivo parlare della mafia, e oggi che sono molto anziano la criminalità organizzata è più forte di un tempo. Questo significa che il carcere duro non serve. Occorre andare alle radici della mafia, alle sue cause, altrimenti non vinceremo mai. Per esempio bisognerebbe legalizzare la marijuana, che tanta parte dei traffici occupa. Ma soprattutto bisogna coltivare l’idea che giudicare senza comprendere non risolve il problema dei delitti e delle pene”.

 






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