Giudice allontana interprete araba coperta dal velo

15 novembre 2011 11:540 commentiDi:

Un giudice del tribunale di Torino ha allontanato dall’aula un’interprete araba, in quanto si è rifiutata di togliersi il velo. 

Il giudice ha giustificato il suo gesto motivando che la legge italiana prevede che si assista alle udienze “a capo scoperto”.  

La donna, pur di non venire meno alle proprie convinzioni religiose, ha preferito allontanarsi.

La vicenda risale al 14 ottobre ma è stata resa nota solo oggi. 

Nell’aula 45 sta per iniziare un’udienza davanti alla prima sezione penale, la corte è presieduta dal dottor  Giuseppe Casalbore. Durante il processo una divergenza tra le parti riguardo ad una traduzione dall’arabo, impone l’ausilio di una terza interprete. In aula si presenta Fatima M., è una ragazza molto giovane  e indossa il tipico copricapo della religione islamica.  


Ne nasce subito una polemica, poiché il presidente Casalbore permette alla giovane interprete di restare in aula solo a capo scoperto, ma dopo il rifiuto della ragazza di togliersi il velo, la stessa viene accompagnata all’uscita dell’aula del tribunale. 

“Non è una questione di integrazione. Ho applicato la legge, che per le udienze pubbliche prevede che si stia in aula a capo scoperto. La legge è uguale per tutti”. Ha affermato il giudice Casalbore. 

In contrasto col parere del presidente del tribunale di Torino, , Luciano Panzani che asserisce: “Il rispetto dell’obbligo di assistere all’udienza a capo scoperto non è mai stato totale. Nessun magistrato ha mai chiesto ad una suora di togliersi il velo o ad un ebreo ortodosso di togliersi la kippah e nemmeno è mai stato chiesto di scoprire il capo ad una persona sottoposta a chemioterapia. La norma impone il capo scoperto soltanto per sottolineare il dovere di assistere all’udienza con rispetto, non per altri fini”. Conclude il presidente Panzani. 

Ultimo aggiornamento 15 novembre 2011 ore 12,54






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