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Grave crisi tra Turchia e Israele

manifestazione turchia

Diverse migliaia di manifestanti si sono riuniti oggi, lunedì,  in Piazza Taksim, a Instambul in Turchia, sventolando bandiere palestinesi. La maggior parte delle vittime degli attentati, da parte di Israele, contro una nave filo-palestinese sarebbero turche. 

I dimostranti  gridando “Dio è grande” e “la maledizione di Israele”, richiamano l’attenzione della  Fondazione per i Diritti Umani, della libertà e del soccorso umanitario (IHH), principale organizzatore della “Flottiglia della pace”. 

E’ sulla Mavi Marmara, una nave di un’organizzazione non governativa turca, dove è avvenuto il sanguinoso raid nel quale hanno perso la vita i membri dell’operazione umanitaria, le vittime erano soprattutto turche. 

Ankara, i cui rapporti con Israele si sono gravemente deteriorati, dopo l’operazione “Piombo fuso” nella Striscia di Gaza, un’azione militare che si è protratta dal 27 dicembre 08 al 18 gennaio 2009,  ha reagito con fermezza. 

Il primo ministro turco,  Recep Tayyip Erdogan, parlando dal Cile, dove si trova per un incontro politico, ha accusato Israele di essere colpevole di “un atto di disumano terrorismo di Stato, la Turchia non rimarrà inerte (…), il diritto internazionale è stato calpestato”, ha così concluso. 

La spedizione navale, “Freedom Flotilla” con lo scopo di portare assistenza agli abitanti di Gaza e che ha tentato di forzare un assedio militare israeliano, aveva il sostegno del governo islamico-conservatore al potere. 

Nelle settimane che hanno preceduto la partenza del convoglio a Gaza, la Fondazione per i Diritti Umani aveva condotto una vasta campagna in Turchia, al fine di raccogliere fondi.  

L’associazione ha stretti contatti con l‘AKP, il partito al potere in Turchia dal 2002, partito per la giustizia e lo sviluppo. 

Lo scorso dicembre, Murat Mercan, presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento turco, faceva parte di un convoglio terrestre di camion, per questa organizzazione, ma bloccato in Egitto, non aveva potuto entrare nella striscia di Gaza. 

Vicino ad Hamas, l’associazione islamista è molto attiva per l’aiuto ai palestinesi. L’organizzazione turca IHH, filo-palestinese,  possiede un ufficio nella Striscia di Gaza e segue i  programmi di ricostruzione. 

Nel febbraio 2009,  Istanbul, in una delle sue serate programmate per sostenere i diritti dei palestinesi, aveva visto la partecipazione di 10.000 persone. Uomini e donne rigorosamente separati, che cantavano lodi in onore ai martiri di Allah. 

Negli anni 1990, l’ONG era stata sospettata di sostenere movimenti radicali in Algeria e di avere aiutato i combattenti della jihad in Bosnia e Cecenia. 

Israele attribuisce la responsabilità delle violenze ai militanti filo-palestinesi a bordo della flotta umanitaria,  “Sono stati loro della Mavi Marmara ad aprire il fuoco”,  ha sostenuto  Mark Regev, portavoce del premier israeliano Benjamin Netanyhahu. “Abbiamo fatto il possibile per evitare lo scontro”. 

“Nessuna arma a bordo, questa è una grande menzogna”, ha sostenuto Izzet Sahin, ex rappresentante della IHH in Cisgiordania, espulso da Israele verso la Turchia, lo scorso 17 maggio, dopo tre settimane di carcere. 

“Le autorità turche hanno ispezionato la nave prima della partenza, non c’erano armi a bordo” ha protestato  Murat Mercan, “Israele cerca di nascondere il suo crimine”. 

L’atto sanguinoso ha innescato una nuova crisi tra i due paesi. Ankara ha chiesto e ottenuto un incontro urgente dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.  La NATO si riunirà  oggi, martedì.