La vera storia di Jordan Belfort, il Lupo di Wall Street

21 gennaio 2014 10:511 commentoDi:

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A partire dal prossimo giovedì 23 gennaio sui grandi schermi italiani arriverà uno dei film più attesi del 2014: si tratta del nuovo film di Martin Scorsese, il cui titolo è “The Wolf of Wall Street”, un film che racconta la storia di Jordan Belfort, uno dei più grandi broker che Wall Street ricordi, dalla sua ascesa alla sua caduta così come viene raccontato nell’omonimo libro da lui stesso scritto.

Sul grande schermo Belfort avrà il volto di Leonardo DiCaprio, anche produttore della pellicola: “The Wolf of Wall Street” è la quinta collaborazione tra Scorsese e il suo attore feticcio e, dato anche il successo delle esperienze precedenti, non c’è dubbio che questa pellicola avrà un grande successo.

Il film di Martin Scorsese è ispirato ad una storia vera, così come il suo stesso protagonista l’ha raccontata nel suo libro, che fu un vero e proprio caso editoriale in quanto portava alla luce quello che accade segretamente, anche se il sospetto che dietro ai grandi affari e alle grandi ricchezze dei broker ci sia qualcosa di poco pulito è sentimento comune, a Wall Street e dintorni.

Jordan Belfort non vuole essere descritto come un criminale, non accetta questa definizione anche se le sue azioni, da quando ha iniziato la sua carriera di broker in poi, hanno ben poco di legale.

Belfort è stato uno dei broker più in vista di tutti gli anni ’90, la sua è stata un’ascesa senza precedenti nel mondo della finanza che lo ha portato a guadagnare delle somme astronomiche in pochissimo tempo, rendendolo ricco, famoso e molto, molto avido.

Come tutte le ricchezze costruite in poco tempo, anche quella di Belfort ha avuto vita breve, adesso il Lupo vive una vita modesta, ha abbandonato la sua attività di broker e sta cercando di ricostruire la sua immagine e la sua credibilità. Partiamo dall’inizio e cerchiamo di ricostruire la vera storia di Jordan Belfort.

Chi è oggi Jordan Belfort?

Ad oggi, Jordan Belfort è un tranquillo americano di 51 anni, con un passato turbolento alle spalle: considerato come uno degli uomini d’affari ‘più infami’ e disonesti che Wall Street ricordi, la sua fama è legata al suo talento per gli affari, appunto, che nel 1990 lo ha portato ad accumulare un patrimonio stimato in 60 milioni di sterline, con un guadagno settimanale medio di 600.000 sterline a settimana.

Tra i suoi averi figuravano una grandissima temuta negli Hamptons, una flotta di supercar e un enorme yacht che una volta apparteneva a Coco Chanel (poi affondato nel Mediterraneo). Jordan Belfort amava molto le belle donne e tutto ciò che nella vita è proibito: aveva una moglie top model e una dipendenza da droghe e alcool.


Ha fatto affari miliardari per anni, mettendo in piedi un esercito di giovani venditori che hanno venduto azioni di società discutibili a centinaia di investitori inconsapevoli, affari per i quali Belfort è stato premiato con bonus enormi e feste dove l’intrattenimento era garantito da fiumi di alcol, grandi quantità di cocaina e, naturalmente, bellissime prostitute.

Oggi, il truffatore in disgrazia (un termine che Belfort ha dichiarato più volte di odiare), si è reinventato come un uomo d’affari stimabile, con clienti come la Delta e la Virgin Airlines, e sta anche per diventare famoso nel mondo del cinema con l’interpretazione che Leonardo DiCaprio ne farà nel nuovo film di Martin Scorsese, The Wolf of Wall Street, che ne racconta l’ascesa, i successi, gli eccessi e la caduta.

Jordan Belfort, da lupo ad agnellino

Riguardo al film però, Jordan Belfort ha dichiarato che non si lascerà di nuovo montare la testa: ora è un uomo nuovo, convinto che gli uomini non sono solo il risultato degli errori compiuti in passato, ma l’insieme delle risorse e delle capacità che si sono ricavate da quegli errori.

Quello che Belfort ci vuole dire è che, nonostante nel suo passato ci siano macchie come la frode a centinaia di risparmiatori americano che gli ha fruttato circa 200 milioni di dollari, adesso è un uomo nuovo e pulito, ma Joel Cohen, l’uomo che ha contribuito al suo arresto, sembra essere di ben altra opinione:

Se lui sta cercando di creare l’impressione che egli è fondamentalmente un ragazzo onesto che superò il limite della legalità solo per un po’, si sbaglia di grosso. Belfort per molti anni si è svegliato ogni mattina, sette giorni alla settimana, chiedendosi: ‘Quali crimini posso commettere oggi?’

Lo yacht, le auto, la moglie top model e la grande fortuna accumulata sono andati tutti perduti. Jordan Belfort è adesso un padre di tre figli che vive in una modesta casa di tre camere da letto in un relativamente poco costoso sobborgo di Los Angeles. La sua principale attività sono i seminari in cui insegna ai partecipanti una tecnica di vendita di sua invenzione che lui chiama “Straight Line”, ovvero una sorta di tabella di marcia per la conclusione di un buon affare, dal primo incontro alla chiusura del contratto.

Si tratta, ha detto, più o meno dello stesso sistema che insegnò ai suoi dipendenti per vendere le azioni delle imprese discutibili di cui si è fatto troppo spesso promotore nella sua carriera.

La sua è una vita tranquilla e quasi agiata, anche se il suo reddito attuale è solo una frazione della grande ricchezza di cui godeva, e c’è anche un ordine del tribunale gli impone di versare il 50 per cento dei suoi guadagni in un fondo di compensazione a favore delle migliaia di vittime dei suoi affari sporchi. Tuttavia, grazie alla vendita dei diritti cinematografici dei due libri di memorie scritti da Belfort (“The Wolf of Wall Street” e “Catching the Wolf of Wall Street”), pare che il broker abbia guadagnato due milioni di dollari.






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1 commento

  • maria Pashianti

    …ho una visione karmica dell’esistenza e dei suoi protagonisti, ovvero noi. Nelle tante vite viviamo diverse parti, proprio come in un film: una volta da vittime e una volta da carnefici, una vita da re e una da miserabile. E nessuno puo’ giudicare. Se Joel Cohen avesse superato l’esame di broker forse sarebbe diventato un collaboratore di Belfort. L’onesta’ non esiste ma l’occasione si’. Vedendo il film ho provato una forte compassione per questi esseri cosi’ condizionati da griffe e status symbol che, in realta’, sono vani e inesistenti come i milioni di dollari accumulati da Belfort. L’universo da’ e l’universo toglie e una parte dei suoi nuovi guadagni andranno a risarcire le vittime. Ardua cosa per noi uomini limitati amministrare la giustizia.
    Belfort ha “recitato” la sua incarnazione fino in fondo e chissa’ che non abbia finalmente assaggiato il gusto di Maya, ovvero della vacuita’ delle cose materiali? Glielo auguro di cuore. Il film non mi e’ piaciuto perche’ essendo cosi’ lungo perde mordente. Poteva essere breve e intenso come cio’ che racconta. Uno squarcio comunque sulla vanita’ delle cose umane. Maria Pashianti

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