L’articolo 18 frena gli investimenti, parola di Confindustria

22 settembre 2014 15:540 commenti

Il duello interno al Pd sull’articolo 18 non esaurisce le discussioni sul tema della riforma del lavoro. Il Jobs Act è alla gogna e se da un lato si constata l’apertura della Uil alle proposte del Governo, dall’altro ci si trova di fronte al muro di Confindustria.

Business  e lavoro - 01

Sul tema del lavoro, oltre al governo e oltre al Pd che si è come al solito spaccato nella discussione sul Jobs Act, intervengono anche i sindacati. Anche se queste istituzioni non possono più essere considerate rappresentative dell’universo dei lavoratori, partecipano comunque ai tavoli di discussione e lì mostrano la loro diversità di approccio.

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Proprio com’era accaduto in seno al Pd, anche i sindacati, sull’articolo 18, si sono spaccati. Il sostegno al governo Renzi, almeno in questa prima fase, è arrivato soltanto dalla Uil. Luigi Angeletti, dopo essersi dimostrato pronto allo scontro, ha avviato una fase di apertura nei confronti di Matteo Renzi. Angeletti ha dichiarato di essere disponibile al dialogo con l’Esecutivo ma vuole che non si discuta sulle tutele acquisite dai lavoratori.

In pratica la proposta di Angeletti è quella di non modificare l’articolo 18 per chi già ce l’ha: se una categoria di lavoratori ha una protezione, non gli deve essere negata in nome della riforma. Cosa diversa, per Angeletti è parlare dei licenziamenti illegittimi che devono essere regolati diversamente dando qualche tutela in più a chi delle tutele non vede nemmeno l’ombra.

Insomma al Jobs Act arriva un appoggio tutto da destra. A confermarlo sono le parole del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi che si è espresso a favore dell’articolo 18 così come lo pensa Renzi. Squinzi è d’accordo con l’abolizione dell’articolo 18 che rappresenterebbe un ostacolo agli investimenti, ma sottolinea che si tratta comunque di una questione marginale nel mondo del lavoro di oggi, caratterizzato soprattutto da contratti a termine.

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