Le scale per misurare il dolore nei bambini

12 maggio 2013 09:090 commentiDi:

Medici 06Non è un compito facile quello a cui sono chiamati i pediatri quando devono, in poco tempo e sulla base di pochi dati verbali, emettere una diagnosi relativa alla gravità delle patologie che interessano i bambini. Non sono tanto i sintomi della semeiotica a fare la differenza, quanto al modo in cui i piccoli pazienti, a differenza degli adulti, sono soliti esternare il dolore e la sofferenza provata.

> Come misurare il dolore nei bambini

E’ per questo motivo che in pediatria vengono in genere utilizzate tutta una serie di scale metriche  il cui scopo è quello di superare l’ indecifrabilità di lacrime e pianti, che sono in genere gli “strumenti” tipici con cui i bambini riescono a comunicare una situazione di dolore e di disagio.


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Le scale più comuni e diffuse sono dunque:

  1. quelle visivo – analogiche (VAS)
  2. quelle colorimetriche (come quella di Eland, basata su sede e intensità del dolore)
  3. quelle intervallari (come la scala di Wong Baker, con le faccette stilizzate da cui è possibile dedurre, per analogia, l’ assenza, la presenza e l’ intensità del dolore avvertito dai bambini).

A questi utili strumenti di misurazione si possono poi aggiungere le autovalutazioni verbali, nonché le interviste individuali e i questionari, cui viene dato supporto dal rilevamento della frequenza cardiaca e respiratoria, della sudorazione palmare e quella transcutanea.






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