Lega Nord riparte crociata verso Roma

Preoccupato di vedere la sua legge sul federalismo fiscale calpestata in Parlamento, meno entusiasmante davanti alla cura di austerità, che taglierà finanziamenti e poteri alle regioni, Umberto Bossi, questa settimana è ripartito all’offensiva.

L’alleato più vicino al Presidente Silvio Berlusconi ha avvertito e messo in guardia  che l’unica  alternativa al fallimento del federalismo sarebbe la secessione della Padania.

Il ministro delle Riforme per il federalismo ha approfittato del ventesimo raduno di Pontida, per galvanizzare i suoi militanti. E’ in questa piccola città, che nel 1167, i comuni federali lombardi si allearono per combattere l’imperatore Federico Barbarossa.

Per la Lega, oggi, il nemico numero uno è Roma denominata dalla stessa “ladrona”. Umberto Bossi dal podio di Pontida ha esordito: “L’errore più grande dei Savoia è stato quello di fare di Roma la capitale nel 1871.  Esistono altre città, a partire dalla grande Venezia”.

Umberto Bossi ha inoltre chiesto il ritorno immediato al nord, di almeno sei ministeri: economia, finanze e industria a Milano e Bologna,  lavoro a Torino, cultura a Firenze, commercio e turismo a Venezia.

Davanti ad un pubblico numerosissimo di attivisti della Lega,  Bossi ha preso come esempio il Belgio che si sta dividendo: “Quante cose possono accadere in un paese, questo potrebbe succedere anche in Italia.  Abbiamo avuto la possibilità di scegliere tra la pistola e la via pacifica. Abbiamo optato per la seconda scelta. Ma ricordate che la Lega è nata per garantire la libertà della Padania”.

“Che Berlusconi non si sbagli. I voti del nord siamo noi a detenerli” ha aggiunto, mostrando una certa irritazione per la recente nomina di Aldo Brancher, un fedele amico di Berlusconi,  alla carica di ministro responsabile dell’attuazione del federalismo.

Questa nomina, avvenuta venerdì 18 giugno,  Bossi non  l’ha presa in maniera entusiasmante, “per il federalismo, se c’è un ministro, quello sono io. Al massimo, Brancher potrà essere responsabile per il decentramento” Ha ribadito.

In base ad alcuni calcoli non ufficiali citati dal Corriere della Sera,  i costi dell’applicazione della legge sul  federalismo, ammonterebbero a 160 miliardi di euro. Una cifra esorbitante, che potrebbe compromettere,  tutte le previsioni fatte finora, dal momento che la priorità assoluta è data oggi alla manovra finanziaria da 24,5 miliardi di euro di risparmi di bilancio.

In pratica i decreti sul federalismo rischiano di subire contraccolpi, nonostante Bossi abbia annunciato il 2011 come l’anno del federalismo.

Ma il nuovo ministro Aldo Brancher, garantisce invece che la la legge sul federalismo sarà completata  al massimo entro tre anni.

Non è certa, tuttavia, la pazienza di Umberto Bossi, che ha già dimostrato il suo disappunto, chiedendo modifiche alla normativa.

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