Luci e ombre dell’Art bonus – Donazioni private per il patrimonio artistico pubblico

26 giugno 2014 09:420 commentiDi:

colosseo Roma

Con un recente decreto il governo ha autorizzato l’introduzione dell’Art Bonus, un nuovo modo di finanziamento privato per il patrimonio artistico pubblico italiano. Il Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, di concerto con il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, hanno salutato questa nuova forma di finanziamento per l’ingente patrimonio storico della nazione. 

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I privati potranno cioè offrire donazioni per la conservazione e la gestione di determinati monumenti e siti archeologici italiani ricevendo in cambio una detrazione pari al 65 per cento della somma donata, un credito di imposta da riavere in tre anni.


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L’Art Bonus è un tipo di soluzione all’estero praticata con successo già da tanto tempo, in nazioni in cui la spesa pubblica per il patrimonio culturale è rimasta costante nel tempo. Non è però un provvedimento privo di qualche ombra. Vediamo quali sono.

Concedendo l’Art Bonus il governo ha preso comunque l’impegno di innalzare la spesa pubblica destinata al patrimonio artistico e culturale italiano. Le detrazioni, infatti, presto o tardi, andranno pagate e lo stato non potrà neanche prevedere quanto sarà il loro effettivo ammontare. La previsione di spesa, quindi, non essendoci uno stanziamento preciso di fondi, non è calcolabile, ma è tutto lasciato all’iniziativa dei privati.

In secondo luogo, non sarà più lo stato a decidere secondo una logica di priorità come utilizzare le risorse, ma saranno i privati cittadini a simpatizzare per questa o quest’altra struttura. I siti più noti e famosi potrebbero ricevere molto denaro mentre quelli ad oggi misconosciuti potrebbero continuare ad esserlo e cadere nell’oblio.






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