Metodo Stamina, le analisi screditanti e i servizi de Le Iene

15 gennaio 2014 16:102 commentiDi:

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Il Metodo Stamina è stato definito come il metodo Di Bella delle staminali, riferendosi al metodo messo a punto alla fine degli anni Novanta da Luigi Di Bella, trattamento che prometteva di curare definitivamente i pazienti affetti da tumore.

Il punto di incontro tra i due tipi di trattamento è l’inconsistenza, o meglio l’inesistenza, di prove scientifiche che affermino la validità, l’efficacia e la non pericolosità del trattamento. Sono proprio questi i punti su cui si sono concentrate le ricerche mediche e le indagini delle forze dell’ordine dopo che il Metodo Stamina è approdato in Italia nel 2009 grazie al dott. Vannoni e al suo collaboratore di fiducia, il dott. Marino Andolina.

In un primo tempo il Metodo Stamina era stato applicato ai pazienti in una struttura ospedaliera di San Marino, chiusa qualche tempo dopo proprio a causa dei problemi di ordine medico che questo trattamento ha sollevato, ma Vannoni non ha certo fermato la sua attività: grazie proprio alla collaborazione con Andolina, il Metodo Stamina viene praticato sui pazienti all’Ospedale Burlo Garofalo di Trieste.

Siamo nel 2010, a Trieste vengono curati alcuni pazienti, in maggioranza bambini, e questo richiama ancora di più l’attenzione della comunità medico scientifica e anche della magistratura: i medici, dato che il Metodo Stamina non dispone di nessun protocollo approvato, sostengono fermamente che non debba essere applicato, mentre alcuni magistrati italiani impongono ad alcuni ospedali di sottoporre i piccoli pazienti alle cure, soprattutto a causa della pressione dei genitori dei piccoli malati sull’opinione pubblica.

Metodo Stamina, da Trieste a Brescia

Tanti a favore e altrettanti contrari: mette una prima parola fine alla querelle ancora il magistrato Guariniello che fa sequestrare le cellule presenti nella struttura triestina per far analizzare le cellule qui utilizzate e l’attività del nosocomio viene fermata per circa un anno.

Neanche questo ennesimo ostacolo ferma Vannoni e il suo staff che, sempre grazie all’intervento del dott. Andolina, riesce ad ottenere il permesso di applicare il Metodo Stamina presso l’Ospedale di Brescia come cura compassionevole (le cure compassionevoli prevedono la somministrazione di farmaci che non hanno ancora ricevuto l’autorizzazione all’immissione in commercio, la cosiddetta A.I.C., rilasciata dall’AIFA, Agenzia italiana del farmaco).

Le polemiche si levano sempre più forti e all’inizio del 2013, all’Ospedale di Brescia arrivano i Nas e l’AIFA. Le analisi sulle cellule staminali presenti nel nosocomio bresciano rivelano che i preparati per le infusioni previste dal Metodo Stamina contengono una quantità infinitesimale di cellule staminali mesenchimali, inoltre non in grado di trasformarsi, come invece viene proclamato nei depliant pubblicitari del metodo, in neuroni. In più, i preparati mostrano anche rilevanti presenze di sostanze inquinanti.


Le analisi sulle cellule utilizzate a Brescia nell’ambito del Metodo Stamina

Le analisi sui preparati sono state effettuate dal ricercatore Massimo Dominici, responsabile del Laboratorio di Biologia cellulare dell’Università di Modena e Reggio Emilia e membro di diverse Società nazionali e internazionali di terapia cellulare, che dichiara con assoluta certezza scientifica che la quantità di cellule mesenchimali presente è di molto inferiore a quella che nella letteratura scientifica al momento disponibili sull’argomento: le iniezioni per il Metodo Stamina contengono mediamente 200.000 cellule staminali, mentre le quantità consigliate sono circa un milione per ogni chilo di peso del paziente.
Il fatto più grave che emerge da questa analisi, però, è la presenza di cellule in questi preparati che potrebbero risultare dannose per il paziente. Parliamo delle cosiddette sostanze inquinanti: Dominici non ha rilevato solo la presenza di agenti ambientali inquinanti, ma anche la presenza di cellule ematiche, le cellule che il corpo sviluppa per difendersi dalle infezioni che, se trasfuse in pazienti non compatibili, possono innescare una riposta immunologica anche grave, aggredendo i tessuti del ricevente.

Un fatto molto grave, che ha spinto l’AIFA a vietare immediatamente il trattamento. Inoltre, dalle cartelle esaminate, non è stato rilevato alcun miglioramento oggettivo delle condizioni cliniche dei pazienti trattati.

Arrivano Le Iene

Con il servizio del programma televisivo Le Iene, il caso Stamina esplode a livello nazionale. Il servizio mandato in onda dal programma di Italia 1 sembra voler mettere in evidenza l’efficacia di questo metodo sulla cura di bambini affetti da malattie neurodegenerative, sui quali il metodo del dott. Vannoni avrebbe avuto degli evidenti risultati positivi.

Le Iene hanno mandato in onda una ventina di servizi sul Metodo Stamina, tutti realizzati dallo stesso inviato. In un primo momento, dato anche il grande seguito della trasmissione, la maggioranza dell’opinione pubblica si è schierata a favore di questo discutibile metodo (era discutibile anche allora, dato che le prove sulla sua efficacia non sono mai esistite). Anche Adriano Celentano si è espresso nello stesso modo, soprattutto riguardo alle vicende della piccola Sofia, una bambina di 3 anni e mezzo affetta da una malattia neurodegenerativa, alla quale sono state negate le cure con le cellule staminali con il metodo Stamina.

La trasmissione televisiva, i conduttori e gli autori, però, hanno potuto godere ben poco di questo successo, se così si può chiamare, perché nell’immediato sono partite anche le prime voci di protesta sulla pubblicizzazione di una terapia, attraverso un mezzo potente come la televisione e una trasmissione molto seguita come Le Iene, sulla quale sono in corso le opportune verifiche scientifiche nonché le indagini della procura di Torino.

A distanza di pochi giorni sono poi arrivate anche le critiche al metodo Stamina da voci molto autorevoli: la rivista Nature ha pubblicato ben due articoli sull’argomento, The EMBO Journal ha pubblicato una analisi critica ben dettagliata del metodo e anche Shinya Yamanaka, colui che ha scoperto e messo a punto un metodo per l’utilizzo delle cellule staminali adulte in sostituzione delle embrionali, per il quale ha ricevuto anche il Premio Nobel per la medicina.






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2 commenti

  • Medicina ufficiale… menzogna e dolore indotti a scopo di lucro. Il Tumore piace a Veronesi, la distrofia e Demartini e chi più ne ha più ne metta!

  • Non sono informato sul metodo Stamina, ma solo l’incompetenza o la faziosità può portare ad accostamenti al metodo Di Bella.
    L’opinione pubblica non è stata mai informata sulle assurdità della cd. sperimentazione del ’98 (pazienti con prognosi tra gli 11 ed i 90 giorni) e nemmeno che secondo gli stessi rapporti Istisan (Ist. Sup. della sanità)a chiusura sperimentazione – quando tutti i pazienti avrebbero dovuto essere morti – ne erano vivi 167 su 347, ed 88 14 mesi dopo l’inizio della prova.
    Nemmeno è stata informata l’opinione pubblica che sono stati pubblicati oltre 800 casi trattati con successo con il Mdb su riviste scientifiche accreditate e che i relativi lavori sono reperibili su Medline, il più prestigioso motore di ricerca scientifico internazionale.

    Questa, al di là delle opinioni di ognuno, è disinformazione e mistificazione.

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