Metodo Stamina, dall’Ucraina a San Marino e poi a Trieste. Come e quando Stamina è arrivato in Italia.

15 gennaio 2014 10:030 commentiDi:

ricercatori

In questi giorni si sono prepotentemente riaccese le polemiche sul Metodo Stamina, dopo che l’inchiesta avviata quattro anni fa dal PM Guarieniello e poi portata avanti anche da altre istituzioni ha portato alla luce molti punti poco chiari di tutta questa vicenda, in particolar modo sulla figura del prof. Vannoni, ideatore e principale promotore di questo metodo, e sulle metodologie di applicazione di questa particolare terapia. Al momento, l’ex docente di psicologia, rischia l’accusa per associazione a delinquere finalizzata alla truffa.

La vicenda è particolarmente intricata e coinvolge non solo la Stamina Foundation, la fondazione di Vannoni, ma anche alcune strutture ospedaliere pubbliche italiane in cui i pazienti sarebbero stato sottoposti alle cure previste da Stamina ma senza che il protocollo sia stato reso noto e testato per vagliarne il funzionamento dalla comunità scientifica.

In realtà non esiste ancora nessuna prova evidente che il Metodo Stamina sia realmente efficace per la cura delle malattie per le quali viene somministrato, Vannoni non ha mai pubblicato nessun articolo scientifico che comprovasse la validità del metodo né questo è accaduto da parte di altri esperti della medicina. Su Davide Vannoni e sul suo metodo si è detto e scritto tanto, quello che cercheremo di fare qui di seguito è di mettere insieme queste informazioni dando loro un ordine cronologico. Partiamo dall’inizio, quando ancora in Italia non si sapeva nulla del Metodo Stamina.

La malattia di Vannoni, le cure in Ucraina e il trasferimento a San Marino

Davide Vannoni stesso dichiara di essere stato curato e guarito da una paralisi facciale grazie all’uso delle cellule staminali. Il tutto è avvenuto fuori dai confini dell’Italia: Vannoni, infatti, è stato curato in Ucraina nel 2007 e, dopo essere completamente guarito, decide di portare anche in Italia questa innovativa cura mettendosi in società con due biologi ucraini.

Nello stesso anno, Davide Vannoni, Vjačeslav Klimenko e Olena Ščegelsk, iniziano a lavorare al Metodo Stamina a Torino, nella sede dell’azienda di ricerche di mercato dello stesso Vannoni, per poi spostarsi qualche tempo dopo a San Marino, presso l’Istituto di Medicina del Benessere (IMB) dove Vannoni inviava pazienti per essere sottoposti alle cure a base di iniezioni di cellule staminali.
L’Istituto in questione al momento è chiuso e anche nello Stato di San Marino continuano le indagini per capire di chi siano le responsabilità in questo intricato caso.

Infatti, come precisa in una nota l’avvocato Luigi Mazza, legale della struttura: “La sala operatoria interna al poliambulatorio di Rovereta fu solo affittata ai medici di Vannoni, e la clinica si riservava di difendersi da eventuali usi impropri. Questo perché le iniezioni di staminali a San Marino non erano – e non lo sono nemmeno ora – legalizzate: serve una richiesta di sperimentazione al comitato di bioetica”.

Una posizione di estraneità, questa, confermata anche dal Segretario di Stato alla Sanità della Repubblica di San Marino, Francesco Mussoni. Quello che emerge da questa discussione che non accenna a placarsi è che sia le strutture sanitarie della Repubblica di San Marino, quanto gli organi di governo, non hanno mai autorizzato Vannoni e il suo staff (che a San Marino operava con la società chiamata Rewind Biotech) a praticare le iniezioni di cellule staminali dall’Authority Sanitaria e dal Congresso di Stato.

Il problema, però, non è solo per le necessarie autorizzazioni mai ricevute da Vannoni e la mancanza di attestazioni certe sulla validità del suo metodo, ma soprattutto per la grande quantità di soldi che il professore di psicologia e il suo staff hanno chiesto ai pazienti di San Marino (circa 40, come emerge dalle ultime indagini): si parla di cifre che vanno dai 20.000 ai 40.000 euro e anche di più per una cura la cui efficacia non è mai stata testata.

Come e quando il caso Stamina esplode in Italia: le prime indagini e il rinvio a giudizio di Vannoni

A far conoscere a tutta l’opinione pubblica italiana il Metodo Stamina e tutto quanto gli ruota intorno è stato un articolo comparso sul Corriere della Sera in data 3 maggio 2009 dal quale si origina, grazie anche alla denuncia effettuata da un dipendente di una delle tante società di cui Vannoni è a capo.

Ad occuparsi del caso è il magistrato Raffaele Guariniello. Le indagini portano dritti dritti verso un piccolo ambulatorio medico di Torino, dove opera tale Leonardo Scarzella, di mattina neurologo presso l’Ospedale Valdese, e, dalle 16 in poi, medico privato che usa questo ambulatorio per ricevere pazienti affetti da patologie a carico del sistema neurologico proponendo loro una innovativa cura a base di iniezioni di cellule staminali.

Scarzella e Vannoni si conoscono bene, il primo non ha problemi a dire a chi ha dubbi sul trattamento di rivolgersi direttamente a Vannoni e alla sua Stamina Foundation. Per Guariniello tutto questo è più che sufficiente per avviare l’inchiesta per un semplice motivo: la legge italiana vieta il ricorso alle staminali al di fuori di protocolli sperimentali riconosciuti.

Alla fine dell’indagine preliminare, siamo ormai nell’agosto del 2012, vengono rinviati a giudizio 12 persone, tra le quali figura lo stesso Vannoni: i reati ipotizzati sono somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi per la salute pubblica, truffa e associazione a delinquere.

Nonostante il rinvio a giudizio, le attività di Stamina non si fermano

Davide Vannoni è talmente convinto dell’efficacia del suo metodo che continua ad applicare su numerosi pazienti il «protocollo Stamina» (protocollo che non è mai comparso in alcuna rivista scientifica), soprattutto dopo aver iniziato una collaborazione con il dottor Marino Andolina, coordinatore del Dipartimento trapianti adulto e pediatrico all’Ospedale Burlo Garofalo di Trieste.
Grazie a questa collaborazione, la sperimentazione sul Metodo Stamina e la somministrazione delle cure ai pazienti può continuare, Andolina garantisce per Vannoni e mette a disposizione il Burlo di Trieste per quella che sarebbe dovuta essere, almeno secondo l’accordo dei due medici con l’ospedale, solo una collaborazione per portare avanti la ricerca, ma poi Andolina comincia a trattare pazienti.

Siamo nel 2010, anno in cui al Burlo vengono curati alcuni bambini con patologie come la tetraparesi spastica, il Parkinson, la sclerosi multipla e la sindrome di Niemann Pick.

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