Michael Jackson. Medico “volevo solo salvarlo”

8 ottobre 2011 08:501 commento

Il medico di Michael Jackson voleva salvare il cantante dalla sua dipendenza al Propofol, l’anestetico che l’ha ucciso, dopo averglielo somministrato quotidianamente per due mesi, secondo le sue dichiarazioni alla polizia, rese pubbliche al nono giorno del processo a Los Angeles.

Il dottore Conrad Murray, perseguito legalmente per omicidio colposo per la morte di Michael Jackson, era stato interrogato dalla polizia il 27 giugno 2009, due giorni dopo la morte del cantante a seguito di una “grave intossicazione” al Propofol, un potente anestetizzante che la star utilizzava come sonnifero.

Durante questo interrogatorio il medico diede la sua versione dei fatti precedenti la morte del “re del pop” affermando che il cantante era già un grande consumatore del Propofol quando lui iniziò a seguirlo nel maggio 2009.  “Conosceva tutti i dosaggi”, dichiarò il medico, precisando che il cantante era anche in grado di curarsi da solo. Di fronte all’insistenza del suo paziente, Murray afferma di avergli, quindi, fornito e somministrato le dosi di Propofol.

“Con quale frequenza?”, chiede la polizia. “Quasi tutti i giorni”, risponde il medico che assicura, tuttavia, di avere provato a trattare la sua dipendenza, “tre giorni prima della sua morte, ho tentato di farlo dormire in modo più naturale.” Riducendo dunque le dosi di Propofol con altri sedativi più blandi, con un certo successo, secondo il medico. Fino alla notte tra il 24 e il 25 giugno, data in cui Jackson era molto impegnato per le prove del concerto “This is it” che doveva presentare a Londra e in quella notte doveva assolutamente dormire.

“Amavo Michael Jackson”

“Mi aveva detto: “‘E’ importante che io dorma Murray. Ho queste prove. E se non dormo dovrò annullarle domani, perché lei sa che non posso funzionare se non dormo”, spiega il medico. Dopo avergli dato al cantante un altro sedativo, senza successo, finisce per somministrare lui stesso a Jackson  il Propofol, sotto “stretta sorveglianza“. “Ho preso tutte le precauzioni, ho verificato che c’era dell’ossigeno vicino al letto, e l’apparecchio per misurare le pulsazioni”, precisa. “Poi, sono andato in bagno”.  Conrad Murray assicura di essere rimasto assente solo “due minuti”. Alle ore 11 circa “Quando sono tornato in camera, sono rimasto allibito nel  vedere che non respirava più”, dice.


“Ho cercato il suo polso subito. Il suo corpo era caldo e il colorito non era cambiato. Ho iniziato  immediatamente a praticargli i massaggi cardiaci”, precisa.

Secondo la sua versione dei fatti, pur continuando con i massaggi cardiaci e la respirazione bocca a bocca, avrebbe chiamato l’assistente personale del cantante per avvertire il pronto intervento. Non vedendo arrivare nessuno, avrebbe lasciato il paziente per scendere al pianterreno ed invocare aiuto.

A quel punto la guardia di sicurezza Alberto Alvarez sarebbe entrato in casa e l’avrebbe seguito nella camera. “Gli ho chiesto di chiamare l’emergenza mentre continuavo i massaggi cardiaci e la respirazione bocca a bocca”, ha dichiarato Conrad Murray alla polizia. Descrive poi l’arrivo dei soccorsi, poi il trasferimento all’ospedale di Ucla e la morte del cantante annunciata nel pomeriggio.

Se il racconto degli avvenimenti ritaglia quello di altri testimoni, le ore, in compenso, non quadrano. Conrad Murray afferma che tutto si è svolto molto rapidamente, dopo che scoprì che il cantante non respirava più alle ore 11, ma l’ambulanza è stata chiamata solo alle ore 12,20. Il medico poi non dice nulla sulle numerose chiamate telefoniche da lui fatte tra le 11 e mezzogiorno.

Rebbie, una delle sorelle di Michael Jackson, presente al processo, visibilmente esasperata dalle dichiarazioni, molte volte ha cercato di polemizzare sul racconto del medico, prima di essere richiamata all’ordine dal giudice.

“Amavo Michael Jackson. Era un amico. Mi ha sempre dato fiducia e io volevo cercare di migliorarlo”, garantisce il medico, che in caso di condanna rischia fino a quattro anni di carcere.

Articolo correlato: Michael Jackson medico accusato di grave negligenza

Ultimo aggiornamento 08 ottobre 2011 ore 10,50






Tags:

1 commento

  • Che abbia un pò di decoro,e ammetta le sue responsabilità.
    Il Propofol non crea dipendenza,e se sei un bravo e coscienzioso medico non dai al tuo paziente qualcosa che può farlo morire,anche se te lo chiede in ginocchio.
    Bel modo di amare il suo.
    Murray,lo hai ucciso.

Lascia una risposta