Migliaia di cittadini britannici chiedono di essere dimenticati da Google

12 ottobre 2014 14:360 commenti

Google è uno dei motori di ricerca più usati e più efficaci degli ultimi tempi ma nel suo percorso di crescita ha richiesto e poi immagazzinato tantissime informazioni, anche spiacevoli. Alcune persone, chiedono a Google di applicare il diritto all’oblio. Di cosa si tratta?

Una ricerca condotta dalla BBC dimostra che migliaia di cittadini britannici vogliono che Google rispetti il loro diritto all’oblio. È probabile che questa tendenza inglese ci sia anche in altre parti del mondo anche se nessuno finora, almeno in Italia, gli ha dedicato una ricerca specifica. Ecco di cosa si tratta.

> Che cos’è la richiesta di diritto all’oblio su Google

Un cittadino inglese su 10 chiede che siano rimossi i collegamenti web che sono collegati al suo nome. La richiesta rientra nell’esercizio del diritto all’oblio. In realtà Google, in tal senso ha già operato.

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BigG, infatti, relaziona che da maggio di quest’anno ha rimosso dalle liste dei risultati di ricerca ben 498.737 collegamenti tra cui 63.616 pagine richieste dal Regno Unito. È da qui che sono arrivate ben 18304 richieste. Si tratta della terza maggiore richiesta in Europa. Prende spunto da questi fatti la conseguente sentenza della Corte di Giustizia UE che ha stabilito che i collegamenti con dati irrilevanti e non aggiornati, possono essere cancellati su richiesta. La sentenza è stata malvista da coloro che intravedono nel provvedimento una forma di censura materiale estranea alla logica del web.

I dati di Google confermano il lavoro fatto dal motore di ricerca rispetto ai link a pagine web “indesiderate”. La Commissione europea, appena due anni fa, nel 2012, ha pubblicato i piani per una una legge “diritto all’oblio” che consente alle persone di chiedere che i dati su se stessi vengano cancellati quando, ad esempio, il contenuto dei link crea imbarazzo.

Google, da parte sua, ha fatto notare che i contenuti di cui si è richiesta la cancellazione del collegamento, in genere sono collegati a cose successe e il motore di ricerca, in alcuni casi, ha respinto le richieste degli utenti. Per esempio, ha respinto la richiesta di un ex sacerdote del Regno Unito che aveva chiesto di eliminare i link ad articoli su un’inchiesta sulle accuse di abusi sessuali collegate al suo nome.

Insomma il diritto all’oblio sì, ma senza cancellare il passato che conta.






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