Norvegia come da paradiso è diventata un inferno

24 luglio 2011 09:110 commentiDi:

Nella cornice idilliaca di un lago costellato di isolotti di pini, gli adolescenti superstiti hanno visto la morte in diretta di 85 dei loro compagni. Le vittime più giovani non avevano che soli dodici anni.

Ha urlato “Venite più vicino, si comincia a giocare!” e poi ha iniziato a sparare. Metodicamente. “Due tiri su ciascuna persona, per essere certo di averla uccisa”, racconta un giovane scampato alla carneficina, a piedi nudi sotto la pioggia battente.

Settecento giovani con un’età compresa tra i dodici e i quindici anni, aderenti al partito laburista, erano riuniti, venerdì, in un campo estivo sull’isola di Utoeya, di proprietà del partito laburista, dove doveva recarsi il primo ministro norvegese, Jens Stoltenberg.

Travestito da poliziotto, il tiratore pazzo, Anders Behring Breivik, un cristiano fondamentalista legato all’estrema destra, ha avuto il tempo di uccidere 85 adolescenti, alcuni di loro non avevano più di dodici anni.

È un scenario da cartolina, ad una cinquantina di chilometri a nord di Oslo: circondato da colline boscose, un incantevole fiordo dalle acque verdi smeraldo, cosparso di isolette di soli abeti.

“Il paradiso della mia gioventù!“, ha sostenuto il premier norvegese, Stoltenberg, giunto sabato pomeriggio  per portare conforto ai giovani e alle loro famiglie. “Ma qui, quei ragazzini hanno vissuto l’inferno”.

Decine di essi sono ancora ospiti presso l’hotel Sundvolden di Hole, una piccola borgata di 6000 abitanti di fronte ad Utoeya, in attesa di essere reuperati dai loro genitori. Alcuni di loro, talvolta, escono all’esterno, stravolti. “Perché nelle camere, l’aria è molto triste, le ragazze piangono e hanno delle vere e proprie crisi di panico. È difficile da sopportare!”. Spiega, Edvard, 16 anni, capelli a spazzola e piercing sulla palpebra.


Prostrato sotto una pensilina, Kristofer, un gigante biondo di 24 anni, uno degli organizzatori della Gioventù laburista, aspetta gli amici che devono riportarlo ad Oslo. Anche lui a piedi nudi, “ha perso le sue scarpe in acqua, trema ancora nonostante la felpa, troppo piccola che si gli è stata data. “Ho visto ragazzini di 13-14 anni morire davanti ai miei occhi” racconta. “Ho iniziato a correre come un matto, ho nuotato disperatamente per due ore nell’acqua ghiacciata, ho pensato “questa è la fine”, perché lui  continuava a sparare anche quando ci gettavano in acqua”.

Alcuni di loro hanno finto di essere morti, coprendosi coi cadaveri dei loro compagni.

L’assassino si nascondeva negli edifici, nei cespugli e tra gli alberi. Alcuni partecipanti, in un primo momento, hanno pensato che i rumori degli spari, non fossero altro che semplici esercizi di prove di evacuazione.

Edvard ha visto in faccia il pericoloso tiratore, un biondo, alto dai capelli lunghi fino alle spalle. Il “suo viso rimaneva impassibile – commenta – la ragazza del mio amico Bernard è stata uccisa, il suo corpo è stato portato alla deriva.

Psicologi, un prete e dei volontari sostengono le giovani vittime. “Dobbiamo assicurarci che abbiano qualcuno con cui parlare”, spiega Astrid Arnslett, della Croce Rossa. Se preferiscono stare zitti, li rispettiamo, ma rimaniamo accanto a loro.

Intorno alla minuscola isola, poliziotti e sommozzatori continuano nelle ricerche di altre  eventuali vittime. Quattro o cinque persone risultano ancora disperse.

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Ultimo aggiornamento 24 luglio 2011 ore 11,00








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