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Omicidio Rea, Salvatore pressato dalla situazione Melania-Ludovica

Il tribunale del riesame dell’Aquila ha emesso l’ordinanza con la quale viene respinta l’istanza di scarcerazione presentata da  Salvatore Parolisi, detenuto presso il carcere di Teramo con l’accusa di uxoricidio.

La sentenza, che si compone di ventitrè pagine, precisa dettagliatamente una serie di elementi e motivazioni che hanno portanto i giudici a mantenere in carcere il caporalmaggiore dell’esercito Parolisi.

Secondo i giudici del Riesame, Parolisi non mente  perchè è un debole o un vigliacco, ma perchè intende costruirsi un alibi, per depistare i magistrati.

Il quadro indiziario non è variato, sostiene il giudice Gargarella presidente del tribunale.

Nella sentenza vengono molto spesso citate le affermazioni contrastanti del Parolisi e dalla stessa si evince anche come il Parolisi abbia voluto costruirsi una serie di alibi.

Inoltre i giudici del Riesame hanno analizzato un punto cruciale: il movente dell’omicidio: perchè viene uccisa Melania? Perchè con tanta ferocia?

E’ la passione per l’amante Ludovica Perrone ad innescare la tragedia, secondo il tribunale dell’Aquila.

Il giudice Gargarella dopo innumerevoli ipotesi a partire dal serial killer senza volto, alla fine conclude che l’unico che può avere ucciso Melania è Salvatore, perché non ci sono tracce di contatti tra la giovane vittima e altri uomini. Solo lui può averla uccisa in quel modo e in quel luogo.

Il Tribunale ravvisa che agli occhi del Parolisi la relazione extraconiugale era ormai diventata una situazione in cui non si intravedeva una razionale via d’uscita. E’ questa pressione, questo stato psicologico che l’avrebbe indotto all’omicidio, che sarebbe potuto essere o di carattere inconsulto ed estemporaneo, o caratterizzato invece da un minimo di premeditazione nell’agire (il collegio propende per la prima ipotesi).

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