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Parla la ragazza uscita dal coma dopo il rave di Cusago

Non sono feste come tutte le altre, perché il quantitativo di droga e il tipo di droga utilizzato dai giovani che vi partecipano è alto e pericolosissimo.

Succede spesso che chi partecipa a un Rave torna a casa con postumi che durano per intere giornate. Succede anche che qualcuno non torna da un Rave. Nel caso in questione, una ragazza di 20 anni di Cuneo è finita in coma per quattro giorni successivamente al Rave di Cusago.

Finalmente ha deciso di esporre la sua versione dei fatti.

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La ragazza (M.Q.) ha quasi 22 anni,frequenta l’università ed è all’ultimo anno di infermieristica.

Ama andare alle feste perché si diverte, balla, ride. Sa che alle feste circola la droga, ma sa anche che non è l’unico posto in cui gira. Ammette che nè quelle feste né quella droga sono legali, perché per entrambe le cose non vi è alcuna autorizzazione. Questo implica che spesso arriva la polizia.

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M.Q., però, ci tiene a sottolineare di non essere mai andata via con droga addosso e di non aver mai lasciato rifiuti. Ogni volta che è stata a un rave è rimasta sul posto fino allo smaltimento degli effetti, senza creare problemi successivamente, eccetto la volta in cui è finita in coma. I rave sono dunque posti all’insegna della civilità? Così sembra.

M.Q. ha descritto la fabbrica di Cusago come un capannone immenso e isolato da tutto.

Racconta che la polizia ha caricato i ravers in maniera violenta, come se fossero tutti dentro uno stadio. Ha visto manganelli, amici cadere feriti, ed ha iniziato a scappare. Poi più nessun ricordo. Si è risvegliata dopo 4 giorni. Gli amici le hanno raccontato che ha perso conoscenza subito.

Tornerà ai rave? La sua risposta è si.

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