Patto di futura vendita

4 maggio 2012 16:020 commenti

L’affitto con patto di futura vendita, a fronte del difficile contesto macroeconomico e della fase di stallo del settore immobiliare, nel corso dell’ultimo periodo sembra essere tornato di moda. Si tratta, più nel dettaglio, di un contratto in forza del quale l’affittuario e il proprietario dell’immobile pattuiscono la vendita dello stabile dopo un certo numero di anni e, nel frattempo, il pagamento di un canone di locazione più una quota aggiuntiva a titolo di accantonamento di capitale e che va a sconto del prezzo. Per fare un esempio pratico supponiamo un negozio di 60 mq ad un prezzo di 320.000 euro e affittato ad un canone mensile di 1.900 euro. Nel caso in cui il contratto prevede una maggiorazione del 50% e la vendita dopo otto anni, l’inquilino al termine di tale periodo avrà già scontato 91.200 euro e quindi dovrà pagare 228.800 per diventare proprietario.

SPESE ACQUISTO PRIMA CASA


Sebbene possa sembrare un’alternativa molto vantaggiosa, gli esperti mettono in guardia i potenziali acquirenti e venditori invitandoli a prestare la dovuta attenzione. Il primo consiglio per il venditore è quello di affidarsi ad un professionista che lo assista nella stipula del contratto, in quanto imputare tutte le somme ricevute come canone di locazione e stipulare a parte un patto di futura vendita può creare qualche problema dal punto di vista fiscale in quanto comporta il pagamento delle tasse anche sugli anticipi.

SPESE ACQUISTO SECONDA CASA

Per quanto riguarda gli acquirenti, invece, si deve prestare particolare attenzione nel caso in cui l’immobile sia in costruzione, in quanto in questo caso non è prevista una fideiussione a garanzia, per cui nel caso di fallimento del costruttore i soldi andrebbero persi. Bisogna inoltre stare attenti quando viene proposto un affitto di breve durata e successivamente l’accensione di un mutuo, in quanto in questo caso la somma finale da pagare potrebbe essere superiore all’80% del valore complessivo dell’immobile, una percentuale che nella maggior parte dei casi le banche non sono disposte a concedere, per cui i soldi già versati verrebbero persi.






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