Preti pedofili: passato, presente e futuro di questa drammatica vicenda

6 febbraio 2014 17:330 commentiDi:

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L’Onu ha pubblicato in data 31 gennaio 2014 il Rapporto che mette nero su bianco quanto emerso dall’udienza che si è tenuta il 16 gennaio presso il comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia, udienza che aveva lo scopo di fare chiarezza, una volta per tutte, sulla questione dei preti pedofili e delle politiche di insabbiamento adottate dal Vaticano  a difesa dei preti che si sono macchiati di questo orrendo crimine.

In quella data, per la prima volta due rappresentanti del Vaticano, l’ambasciatore vaticano presso l’Onu monsignor Silvano Tomasi e il procuratore generale per i crimini sessuali monsignor Charles Jude Scicluna, sono stati interrogati da un organismo internazionale su questa drammatica questione che vede coinvolte migliaia di giovani vittime.

Anzi, decine di migliaia. Dagli anni ’50 ad oggi, ovvero da quando sono stati documentati i primi casi di pedofilia tra i preti, il numero delle vittime degli abusi è andata crescendo esponenzialmente, anche se sarà difficile avere contezza di quanti bambini e ragazzi sono stati costretti a subire silenziosamente abusi da parte di coloro sotto la minaccia della scomunica.

Il rapporto dell’Onu 

Quanti bambini hanno subito abusi sessuali da parte dei preti?

Difficile dare un numero esatto delle vittime degli abusi sessuali. Ciò che si può fare è cercare di ricostruire questa drammatica vicenda elencando i casi che sono venuti alla luce in questi ultimi anni che riguardano, purtroppo, la maggior parte dei paesi in cui opera la Chiesa Cattolica.

Tra le prime vicende venute allo scoperto c’è quella della scuola australiana di Bathurst, vicino Sidney, dove, secondo l’indagine nazionale effettuata nel mese di aprile 2013, tra il 1970 e il 1980 sarebbero state ben 5000 le vittime di abusi sessuali da parte di preti.

Altro caso drammatico è quello dell’orfanotrofio The Mount Cashel di St John, in Canada, chiuso nel 1990 dopo che alcune indagini avevano portato alla luce circa 300 casi di abusi sessuali sistematici ai danni dei bambini e dei ragazzi ospitati, numero che è salito a circa 10.000, o almeno questo è il numero di persone che hanno chiesto un risarcimento per quanto subito.

Scendiamo poco più a sud e arriviamo negli Stati Uniti. Qui, nel 2004 un’indagine penale ha scoperto che almeno 4.400 sacerdoti hanno abusato sessualmente di circa 11.000 minori in un arco di tempo compreso tra il 1950 e il 2002, e che l’abuso aveva colpito circa 11.000 bambini.

Lo scandalo ha coinvolto l’ex arcivescovo di Boston, Bernard Law, costretto a dimettersi nel 2002 per aver protetto i preti pedofili, e l’ex arcivescovo di Los Angeles Roger Mahony che ha accettato di pagare 740 milioni di euro a 500 presunte vittime.

In Irlanda, uno dei paesi più fermamente cattolici d’Europa, un sacerdote ha ammesso di aver abusato sessualmente di oltre 100 bambini, mentre un altro ha detto di aver abusato regolarmente di minori per oltre 25 anni.

Sono 14.500 i bambini  e i ragazzi irlandesi che hanno riferito di essere stati vittime di abusi da parte di preti.

Non fa eccezione la Germania: all’inizio del 2010 sono emersi centinaia di presunti casi di abusi sessuali su minori in istituzioni ecclesiastiche, in particolare presso il collegio gesuita Canisius di Berlino dove sono stati segnalati circa 20 casi. Alla fine del 2012 con la conclusione delle indagini, 66 funzionari ecclesiastici sono stati accusati di abusi sessuali.

Nel 2010 è toccato anche al Belgio fare i conti con i preti pedofili, dopo che il vescovo di Bruges Roger Vangheluwe ha presentato le sue dimissioni si è dimesso dopo aver ammesso di aver abusato di due nipoti. Da allora sono emersi migliaia di altre potenziali vittime di abuso sessuale.

L’anno successivo lo scandalo ha coinvolto i Paesi Bassi: un rapporto a riguardo parla di “diverse decine di migliaia di minori” abusati all’interno delle istituzioni ecclesiastiche tra il 1945 e il 2010. Circa 800 i preti sospettati degli abusi.

800 casi di abusi finora emersi in Austria, dove il colpevole era un prete di un monastero di Salisburgo.

Cosa ha fatto il Vaticano in questi anni?

Secondo quanto si legge nel rapporto dell’Onu, il Vaticano, finora, non ha preso alcun tipo di provvedimento in difesa dei bambini e dei ragazzi vittime degli abusi, ma ha messo la sua reputazione e quella dei suoi vicari al di sopra di tutto. Ciò che è stato fatto in questi anni è stato trasferire i colpevoli da una diocesi all’altra, magari anche cambiando paese, ma mantenendo intatti i loro incarichi ecclesiastici.

Naturalmente il Vaticano contesta questa tesi, indicando a sua discolpa quanto fatto da Papa Benedetto XVI prima, con la riduzione allo stato laici di circa 400 religiosi macchiatisi di tale crimine, e da Papa Francesco poi con l’istituzione di una apposita commissione preposta ad indagare sui casi di abuso conosciuti e sulle politiche della chiesa a questo riguardo.

Cosa chiede l’Onu? 

L’Onu chiede in sostanza che tutti i colpevoli di crimini sessuali ai danni di minori vengano rimossi dai loro incarichi e sottoposti al giudizio delle autorità civili. L’Organizzazione chiede inoltre che vengano resi pubblici i documenti riguardanti tutti i casi che, al momento, sono stati venuti alla luce.

È possibile che le sue richieste vengano soddisfatte?

Ma sembra piuttosto improbabile che questo possa accadere. Nel Crimen sollicitationis, documento che regola i processi e le pene nei confronti dei chierici dalla condotta sessuale discutibile, infatti, si legge:

Nello svolgere questi processi si deve avere maggior cura e attenzione che si svolgano con la massima riservatezza e, una volta giunti a sentenza e poste in esecuzione le decisioni del tribunale, su di essi si mantenga perpetuo riserbo. Perciò tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto (il cosiddetto “segreto del Sant’Uffizio”), su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica latae sententiae, per il fatto stesso di aver violato il segreto (senza cioè bisogno di una qualche dichiarazione); tale scomunica è riservata unicamente al sommo pontefice, escludendo dunque anche la Penitenzieria Apostolica.

Questo vuol dire che gli atti dei processi a carico dei preti pedofili finora svoltisi sono assolutamente segreti e custoditi presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, luogo imperscrutabile a chiunque non sia parte delle alte sfere della Chiesa.

L’Onu è praticamente impossibilitata a venire in possesso di questi documenti: il Vaticano, infatti non ne è membro, ma ha lo status di Osservatore Permanente, il che vuol dire l’Onu non può obbligarlo ad aprire i famosi archivi. Unica soluzione sarebbe la rogatoria internazionale, ovvero un procedimento con cui un ente con giurisdizione autonoma chiede ad un altro di collaborare in un processo. Il problema è che lo Stato a cui viene fatta tale richiesta può rifiutarsi di collaborare.

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