Pro e contro del Metodo Stamina, il pensiero della comunità scientifica internazionale

16 gennaio 2014 10:090 commentiDi:

ricercatori

Tra i tanti argomenti di interesse per l’opinione pubblica, il Metodo Stamina è uno di quelli che ha maggiormente tenuto banco sul piccolo schermo e sulla carta stampata nel nostro paese negli ultimi tempi. Il tutto è iniziato con alcuni servizi del celebre programma televisivo Le Iene che mettevano in evidenza da un lato la grande efficacia di questa cura e, dall’altro, lo strano comportamento della comunità medica e scientifica a riguardo.

Succedeva solo pochi mesi fa, ma adesso il quadro generale della situazione è completamente cambiato e Davide Vannoni, l’ex docente di psicologia che ha inventato questo metodo, rischia di essere condannato per truffa allo Stato.

Come è potuto accadere tutto questo?

Adesso sappiamo che il Metodo Stamina non ha alcuna prova scientifica ma, quando furono mandati in onda i servizi de Le Iene, tanto Stamina quanto le cellule staminali erano un mistero per la maggior parte della popolazione italiana. Quello che si sapeva era che c’era una possibilità di cura per delle malattie che attualmente sono considerate mortali ma che qualcuno, la comunità medica, appunto, e vari organi dello Stato e della giustizia, impedivano ai pazienti, almeno ad alcuni, di sottoporsi a questi miracolosi trattamenti.

La protesta popolare è stata immediata: tantissime persone si sono trovate a Roma per chiedere che i malati che avevano fatto richiesta di questo trattamento fossero lasciati liberi di curarsi secondo la loro volontà: un fatto, questo, che ha allarmato ancora di più la comunità medico scientifica internazionale, che già da tempo guardava con un certo interesse Stamina e Vannoni, spingendola ad esprimersi in modo chiaro sui pro e i contro di questa cura.

Purtroppo, come si evince da alcuni articoli apparsi sulle più prestigiose testate del settore, i pro di questo trattamento sono davvero pochi, mentre i rischi associati all’uso di cellule staminali così come proposto da Vannoni e dal suo staff sono altissimi.

Le prime analisi sulle staminali usate da Vannoni

Questi articoli, ricalcano quanto già detto da dal ricercatore Massimo Dominici, responsabile del Laboratorio di Biologia cellulare dell’Università di Modena e Reggio Emilia e membro di diverse Società nazionali e internazionali di terapia cellulare, incaricato dall’AIFA (Agenzia Italiana per il Farmaco) a fare le analisi sui liquidi per la infusioni trovati all’Ospedale di Brescia, dove per diverso tempo molti pazienti (il numero preciso è ancora in via di definizione) hanno ricevuto questo tipo di trattamento.

Secondo Massimo Dominici, i liquidi che sarebbero stati iniettati nei pazienti non solo non contenevano un sufficiente numero di cellule staminali per poter avere un effetto reale sul paziente in cura (solo 200.000 cellule staminali, inoltre non in grado di trasformarsi in neuroni come la cura promette, contro il milione di cellule per ogni chilo di peso del paziente che le più recenti ricerche hanno dimostrato essere necessari per avere un qualche tipo di effetto), ma erano anche molto pericolose, in quanto contenenti sostanze inquinanti ambientali e cellule ematiche che avrebbero potuto portare il paziente al rigetto.


Il parere dell’Accademia dei Lincei

L’Accademia Nazionale dei Lincei è stata tra le prime istituzioni a dire la sua sul Metodo Stamina e lo fa con un comunicato stampa che lascia poco spazio all’interpretazione, chiedendo chiaramente al “Parlamento Italiano di non approvare il Decreto legge n. 24 del 25 marzo 2013 che consente l’utilizzo di terapie basate su cellule staminali in modo gravemente divergente dai principi contenuti nelle norme del mondo occidentale.”

Il problema risiede nel fatto che la legge classifica le terapie basate su cellule staminali come “trapianti di cellule o tessuti”, sottraendole al controllo degli specifici organi nazionali e comunitari, rendendo del tutto impossibile vigilare sulla produzione di cellule infuse in esseri umani, sulle finalità del trattamento e sui suoi esiti.

Inoltre, questa legge (divenuta tale con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 25 marzo 2013) incoraggerebbe pratiche che si stanno rapidamente diffondendo per esclusivi fini commerciali, esponendo i pazienti a rischi gravi e rendendoli “vittime di un trattamento non convalidato che sfrutta la disperazione dei pazienti e suscita ingiustificate speranze. Il caso italiano espone le istituzioni del Paese a una gravissima perdita di credibilità scientifica, morale e politica.”

Una gravissima denuncia, rimasta inascoltata, come quelle di altri eminenti organi internazionali.

Anche Nature si schiera contro il Metodo Stamina 

La rivista Nature ha alle spalle ben 145 anni di pubblicazione il che la rende, insieme a Science, una delle più importanti e prestigiose riviste scientifiche. Sono ben due gli articoli che Nature dedica al Metodo Stamina, uno pubblicato a marzo del 2013 e uno a luglio dello stesso anno.

Il primo articolo prende spunto proprio dai servizi de Le Iene e della débâcle che hanno originato, continuando poi a spiegare perché il Metodo Stamina non può essere utilizzato neanche per cure compassionevoli (le cure, anche sperimentali, che vengono offerte gratuitamente dal servizio nazionale sanitario ai pazienti terminali): la Stamina Foundation non ha mai fornito alcuna prova dell’efficacia di questo metodo, queste prove non si rintracciano neanche nelle cartelle cliniche dei pazienti trattati, quindi, neanche l’uso compassionevole può essere ritenuto legittimo, a maggior ragione dopo che le uniche evidenze scientifiche esistenti mettono in risalto la pericolosità di queste infusioni di cellule staminali.

Il secondo articolo pubblicato da Nature il 2 luglio del 2013 si concentra invece sulla richiesta di un finanziamento di 3 miliardi di euro per la ricerca sul Metodo Stamina e, soprattutto, sul fatto che Vannoni non è in possesso di un brevetto per questa terapia e che le uniche prove da lui fornite non sono originali.

Il chiarimento dell’Agenzia Europea per i Medicinali

Più ufficiale di così non si può: contro il Metodo Stamina si è espressa anche l’EMA, l’Agenzia Europea per i Medicinali, che, pur non entrando nel dettaglio, dice chiaramente che tutte le cure che a cui vengono sottoposti i pazienti e i medicinali somministrati devono rispettare gli standard di sicurezza e di scientificità della Comunità Europea, cosa che il Metodo Stamina non fa.






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