La Rai compie 60 anni, passato, presente e futuro della tv di Stato

3 gennaio 2014 18:010 commentiDi:

monoscopio rai

Erano le 11 del mattino del 3 gennaio del 1954 quando la Rai ha dato inizio alla sua prima trasmissione televisiva. Sono passati 60 anni da quel giorno e la Rai è stata sempre presente nelle case degli italiani, anche se a fasi alterne soprattutto negli ultimi anni, diventando parte integrante della vita dei cittadini e della cultura italiani.

Adesso la tv è data per scontata e ha perso anche il suo ruolo di unico mezzo con il quale avere una visione del mondo all’esterno, ma non sempre è stato così. 

L’arrivo della televisione in Italia

Negli anni ’50 la Rai significava televisione, ed entrambe all’epoca erano una novità. Erano passati dieci anni dalla fine della Seconda Guerra mondiale e solo in quel momento gli italiani iniziavano ad assaporare un po’ di benessere: la ricostruzione aveva portato lavoro e nuova ricchezza, l’esperienza della guerra aveva spinto tutti a guardare al di là del proprio confine e tutto cambiava velocemente con l’arrivo della prime mode americane.

Tra queste nuove mode che arrivavano dall’altra parte dell’oceano c’era anche la tv, un piccolo elettrodomestico (le prime tv aveva le dimensioni di un tablet) che trasmetteva contemporaneamente suono e immagini. All’inizio nessuno credeva nelle potenzialità di questo apparecchio, ma non l’EIAR, ovvero l’Ente italiano per le audizioni radiofoniche, unico titolare delle trasmissioni radiofoniche in Italia, che già nel 1934 aveva iniziato i primi esperimenti per portare la nuova tecnologia in Italia.

L’inizio delle trasmissioni della Rai

Ci vorranno ben 20 anni prima che questo possa accadere: il sogno si realizza nel 1954, quando l’EIAR era già diventata da molto tempo Rai, con l’inizio la mattina del 3 gennaio della prima trasmissione radiotelevisiva della storia italiana. Protagoniste di questo momento che ha cambiato in maniera incontrovertibile la storia del paese, due giovani donne, Fulvia Colombo in diretta da Milano e Nicoletta Orsomando da Roma che, in contemporanea, leggono lo stesso messaggio ai pochi telespettatori sintonizzati:

La Rai, radiotelevisione italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive.

Erano in 24.000 o poco più, ovvero gli unici italiani che all’epoca potevano acquistare un televisore, il cui costo oscillava tra 160 e le 240mila lire, e l’abbonamento della Rai, presente già dall’epoca, che costava 18mila lire.

Il palinsesto Rai del 3 gennaio 1954

Ore 11: cerimonia di inaugurazione

Ore 14.30: Arrivi e partenze. Prima trasmissione della televisione italiana con la regia è di Antonello Falqui

Ore 14.45: cortometraggio

Ore 15: Orchestra delle quindici (musica leggera)

Ore 15.45: Pomeriggio sportivo (ripresa in diretta di un avvenimento)

Ore 17.30: Le miserie del signore Travet (film di Mario Soldati)

Ore 19: Le avventure dell’arte: Giambattista Tiepolo, a cura di Antonio Morassi. Una rubrica su vita e opere di alcuni pittori italiani. È il primo programma culturale della storia della tv italiana.

Ore 20.45: telegiornale

Ore 21.15: Teleclub (curiosità culturali)

Ore 21.45: L’osteria della posta di Carlo Goldoni, regia di Franco Enriquez; in diretta

Ore 22.45: Settenote (programma di musica leggera presentato da Virgilio Riento)

Ore 23.15: La domenica sportiva, a cura di Aldo De Martino. Risultati, cronache filmate e commenti sui principali avvenimenti della giornata.

(Fonte: Rai)


Da Mike Bongiorno ad Antonella Clerici, i tanti volti della Rai

Fu una giornata particolare, durante la quale entrarono per la prima volta nelle case degli italiani alcuni volti che sono rimasti sul piccolo schermo fino a qualche anno fa. Oltre a quello di Nicoletta Orsomando, che sarà poi soprannominata e universalmente riconosciuta come ‘Signorina Buonasera”, c’è quello di Mike Bongiorno che insieme ad Armando Pizzo conduce la trasmissione di punta della prima giornata di trasmissioni della Rai, “Arrivi e Partenze”.

Quella fu la prima volta di Mike Bongiorno e non sembra esagerato dire che nessuno più di lui ha avuto un ruolo di primo piano sul piccolo schermo, un ruolo che non ha mai abbandonato per i successivi cinquant’anni, nonostante la sua scelta di passare alla tv commerciale.

Insieme a lui, negli anni a seguire, le trasmissioni Rai hanno visto nascere personaggi di gradissimo rilievo del mondo dello spettacolo: da Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, Enzo Tortora, il divertentissimo Corrado o l’irrefrenabile Pippo Baudo. Tante anche le donne che nei due tre decenni successivi hanno calcato gli studi Rai e deliziato il pubblico italiano che nel frattempo continuava a crescere: Raffaella Carrà è stata la prima a portare in tv un nuovo tipo di donna e un nuovo ruolo televisivo, che poi è rimasto lo stesso, anche se con i dovuti aggiustamenti, fino ad oggi.

Con il passare degli anni si sono rinnovate le generazioni dei presentatori e delle presentatrici della Rai che hanno portato delle grandi novità ma senza mai tradire il passato delle trasmissioni della tv di Stato. Tra questi, sicuramente Antonella Clerici, Carlo Conti e Bruno Vespa, i volti iconici della Rai attuale, ai quali si aggiungono altri personaggi – come Roberto Benigni o Fiorello – che, seppur con apparizioni sporadiche, hanno portato un grande contributo in tal senso.

Quale futuro per la Rai?

La Rai oggi ha compiuto i suoi primi sessant’anni con la speranza che il suo futuro sia più roseo del presente. Non è un caso se la tv di Stato italiana è sempre stata soprannominata Mamma Rai: negli anni ’50 l’Italia era molto diversa da quella di oggi, una larga parte della popolazione non conosceva l’italiano ed erano ben poche le opportunità di conoscere quanto stava accadendo tutto intorno.

La Rai ha dato l’opportunità agli italiani di diventare un popolo definito, con una identità comune e riconosciuta che è passata attraverso l’insegnamento comune e la proposizione di modelli ben precisi, ma poi qualcosa non è andato per il verso giusto e il patto tra Mamma Rai e il suo popolo si è rotto.

Colpa anche della tanta ed agguerrita concorrenza se lo share della Rai non è più quello di una volta, ma non solo: la Rai come azienda e come emittente pubblica e generalista è ancorata ad un modello di televisione ancorato al passato e, per poter tornare ai fasti di una volta, è necessario un cambiamento. Cambiamento che, a detta dell’attuale direttore generale della Rai Luigi Gubitosi è già in atto:

Il 2014 sarà un anno importante: verrà firmato il nuovo contratto di servizio, ci avvicineremo alla scadenza della Concessione nel 2016. La Rai intende prepararsi a questo cruciale appuntamento con impegno, attenzione e determinazione. Verrà avviata una consultazione aperta a tutti per discutere di come dovrà essere il servizio pubblico nei prossimi anni.

E’ un percorso indispensabile per la riscrittura del patto tra cittadini e servizio pubblico radiotelevisivo. Abbiamo già intrapreso un delicato e impegnativo processo di cambiamento nel rispetto dei valori fondanti, per rilanciare la Rai, per perseguire l’equilibrio economico-finanziario, l’eccellenza dell’offerta e l’innovazione tecnologica. Alla fine del percorso la Rai sarà una media company a tutti gli effetti, e sarà quindi in grado di affrontare col successo che merita, e che tutti noi gli auguriamo, la sfida dei prossimi anni.

 

 






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