Retribuzioni e contratti nell’Italia che cambia

29 settembre 2014 06:170 commenti

Renzi a Che tempo che fa, annuncia che proporrò alla direzione del PD di eliminare i contratti a termine, i co.co.pro e tutti quei contratti che hanno determinato la precarietà, ma quali sono i contratti usati nel nostro Paese?

Renzi non vuole trattare con i sindacati ma con i lavoratori e propone loro contratti più stabili, una parte del Tfr in busta paga e il bonus da 80 euro, ma in cambio bisogna accettare che le aziende hanno la facoltà di licenziare.

> Renzi propone l’abolizione dei contratti precari

I contratti collettivi nazionali di lavoro, secondo quanto riportato dall’Istat, alla fine di agosto 2014 riguardavano il 41,0% degli occupati dipendenti che corrispondono al 38,9% del monte retributivo osservato. L’indice delle retribuzioni contrattuali orari è rimasto invariato rispetto al mese precedente ed è considerato in aumento dell’1,1 rispetto ad agosto 2013.


L’incremento maggiore delle retribuzioni ce l’hanno avuto i lavoratori del settore privato che ad agosto, rispetto al mese precedente hanno goduto dell’1,4% in più di retribuzione oraria. Ad ogni modo i settori che presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono quello delle telecomunicazioni con il +3,1%, quello dell’estrazione minerale con il +2,9%, il settore della lavorazione della gomma, plastica e lavorazione di minerali non metallieri e il settore della lavorazione del legno della carta e della stampa, entrambi al +2,8%. Variazioni negative della retribuzione soltanto per la pubblica amministrazione e nel settore trasporti, servizi postali e attività connesse che fanno registrare un -0,3%.

Alla fine di agosto 2014, spiega l’Istat, la quota di dipendenti in attesa di rinnovo del contratto è del 59% nel totale dell’economia e del 47% nel settore primato. L’attesa di rinnovo per i lavoratori con contratto scaduto è in media di 32 mesi per i dipendenti e di 17,1 mesi per il settore privato.






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