Come cambia il contratto a tempo indeterminato con la riforma del lavoro

14 ottobre 2014 12:120 commenti

Il Jobs Act che è la versione renziana della più classica riforma del lavoro, introduce dei cambiamenti anche per coloro che stipuleranno un contratto a tempo indeterminato, mentre poco o niente cambierà per chi questo contratto lo ha già sottoscritto.

È probabile che dall’annuncio riguardo la volontà del governo di ridurre le tipologie contrattuali, all’effettiva applicazione della riforma che riguarda anche i contratti a tempo indeterminato, ci sarà uno stallo nelle assunzioni. Per quale motivo?

Perché con la riforma del lavoro Renzi-Poletti, non cambia nulla per chi ha già un contratto di lavoro a tempo indeterminato ma per chi potrebbe contrarlo dopo l’entrata in vigore del Jobs Act, qualcosa cambia, sia lato lavoratori, sia lato aziende. Ad onor del vero dobbiamo dire che per i lavoratori già assunti i cambiamenti riguarderanno in maniera generalizzata l’articolo 18 e lo Statuto dei Lavoratori, nonché le regole di reintegro in caso di licenziamento ingiustificato.

Torniamo ai nuovi assunti. Per loro il contratto a tempo indeterminato sarà a tutele crescenti in base all’anzianità di servizio. Questa tipologia contrattuale sarà offerta ai giovani che entrano nel mondo del lavoro, ai disoccupati riassorbiti dalle aziende e agli impiegati che si spostano da un’azienda all’altra. Su come saranno gestiste e ampliate gradualmente le tutele, non è stata fatta chiarezza ma si ipotizza che ci saranno modifiche triennali e la possibilità di reintegro sarà possibile soltanto dopo un tot di anni.


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Nel caso in cui il doppio binario contratto a tempo indeterminato classico e lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, non fosse plausibile, per i vecchi assunti ci saranno novità legate in particolare all’articolo 18 che rende meno stringenti le regole per il licenziamento e un po’ più vaghe le possibilità di reintegro.

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Per le aziende sono previsti sgravi sulle assunzioni ma a riguardo le carte saranno svelate con la Legge di Stabilità che dovrà sbrogliare parecchi nodi anche in merito alle pensioni dei quota 96 e dei quota 97. In pratica la Ragioneria di Stato sta prendendo tempo per capire se ci sono le coperture economiche per le riforme del governo.






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