Roberto Saviano racconta omicidio Scampia

6 dicembre 2012 09:530 commenti

L’occhio di Roberto Saviano è sempre attento a tutto ciò che succede a Napoli. Così, dalle colonne di Repubblica, l’autore del Bestseller Gomorra ha voluto dire la sua circa l’Omicidio a Scampia in un asilo, ennesimo episodio di una faida tra scissionisti e ‘girati’ la quale sembra non avere fine.

La vittima questa volta è il cinquantenne Luigi Lucenti.

Lucenti aveva “Precedenti penali per droga e per estorsione”, racconta Saviano.

Secondo lo scrittore, “Il suo potere, a Scampia, lo aveva costruito sui ‘cavalli di ritorno’, ovvero sulla riconsegna ai legittimi proprietari di auto rubate, dietro pagamento di un riscatto.

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Ma ora pare si stesse occupando di affari molto più importanti per conto degli Abbinate, famiglia da sempre in relazione con i maranesi (i Nuvoletta storica famiglia napoletana legata a Cosa Nostra) e quindi per gli Scissionisti”.


Quello che Lucenti doveva fare dunque era portare a termine un’operazione ad alto rischio, che avrebbe aumentato la sua fama nel giro.

Saviano afferma con certezza che “Si trattava di riaprire una delle piazze di spaccio tra le più lucrose, chiusa per la massiccia presenza delle forze dell’ordine sul territorio”.

Ricostruendo le dinamiche dell’omicidio, tutto è iniziato sotto casa di Lucenti. Lì due sicari hanno iniziato a inseguirlo, mentre erano a bordo di uno scooter con il volto coperto.

“Lucenti è fuggito credendo di trovare riparo nel cortile di una scuola materna: forse pensava che chi lo voleva morto non si sarebbe spinto fin lì. Solo tre giorni fa un altro omicidio e anche in quel caso la dinamica è stata tutt’altro che consueta. Il corpo di Mirko Romano è stato trovato sulla superstrada perimetrale di Melito, tant’è che in un primo momento non si era pensato a un agguato di camorra, ma a un incidente stradale. Romano era esponente di punta degli “scissionisti”, quindi due morti dalla stessa parte in pochissimo tempo”.

Come si spiega l’autore di Gomorra questi omicidi improvvisi? Saviano li chiama “Omicidi di ristrutturazione aziendale. L’impresa del narcotraffico secondiglianese elimina dirigenti e concorrenti”.

 






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