Sarah Scazzi. Cosima obbligò Michele ad autoaccusarsi

18 giugno 2011 09:590 commenti

Dalle ultime notizie trapelate da fonti investigative, emerge una nuova intercettazione ambientale del 23 maggio, rilevata presso il carcere di Taranto tra Cosima Serrano e il marito Michele Misseri, nella quale la donna avrebbe insistito più volte perchè il marito si addossasse la colpa di aver violentato la piccola Sarah Scazzi, tanto che Michele, dopo un lungo assillo, avrebbe finito, poi, col dire “se proprio insisti dirò che l’ho violentata”.

Inoltre la procura ha depositato in udienza anche un’altra conversazione tra  Cosima e Michele, con la quale la moglie spinge il Misseri anche ad autoaccusarsi dell’omicidio di Sarah Scazzi, per scagionare la figlia Sabrina.

Il contenuto delle intercettazioni è stato depositato dalla procura di Taranto nel supplemento di atti di indagine consegnati ai giudici del tribunale del riesame che stanno esaminando, in udienza a porte chiuse, i ricorsi presentati dai difensori di Cosima Serrano e Sabrina Misseri per far annullare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita nei confronti delle due donne il 26 maggio scorso.


Agli atti risulta anche una deposizione del padre di una compagna di scuola di Sarah, Donato Massari, che aveva già dichiarato nel mese di febbraio scorso, durante un’intervista rilasciata a “Quarto Grado”, la trasmissione che va in onda su Rete4 il venerdì in prima serata,  di aver visto quel pomeriggio del 26 agosto intorno alle 14,20 una vettura simile a quella di Cosima, una Opel Astra station wagon, nei pressi di un incrocio tra via Deledda e viale Kennedy, in pratica il percorso che Sarah avrebbe percorso; mentre Cosima Serrano, ha sempre raccontato agli investigatori di non essersi mossa da casa.

La testimonianza di Massari è molto importante perché, ha molti punti di contatto con la versione del fioraio Giovanni Buccolieri che, durante un’audizione durata sette ore, ha dichiarato non solo di aver notato quel pomeriggio la vettura Opel Astra, più o meno nelle stesse direzioni e nello stesso arco di tempo, ma anche di aver visto la scena della donna che con la forza costringeva la nipote a salire in auto. Testimonianza, poi, ritrattata dicendo che si era trattato solo di un sogno. Nel frattempo, però, lo aveva raccontato alla moglie, alla commessa e ad un amico. Ora è indagato per falsa testimonianza. Entro fine mese la commessa verrà sentita dagli inquirenti in Germania, dove nel frattempo si è trasferita.

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Ultimo aggiornamento 18  giugno 2011 ore 11,55






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