Sarah Scazzi Sabrina chiama suo padre intercettata telefonata

16 novembre 2011 10:170 commenti

Sono molte le telefonate, sia in entrata, sia in uscita, intercettate dagli investigatori dal cellulare di Sabrina Misseri, nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2010, dopo la confessione di suo padre, Michele, di avere ucciso la nipotina Sarah Scazzi, facendo ritrovare il cadavere in un pozzo della campagna di Avetrana.

Nella ricezione delle telefonate, la prima intorno alle ore 3,50 di notte, quando il Misseri si trovava già, in stato di fermo, presso la caserma dei carabinieri, si denotano frasi convulse e smorzate, alla ricerca della verità. 

Padre e figlia sanno benissimo che quelle telefonate sono intercettate. “Papà, perché non me lo hai detto prima?”  La voce della ragazza è pacata nonostante suo padre abbia confessato di essere uno spietato assassino. Ma papà Michele risponde semplicemente con un addio. “Non mi aspettare più”. Sabrina: “Si, va bene no… papà, io ti voglio parlare però poi…”. Michele: “Chissà quando”. Ma la figlia lo pressa: “No ma chissà quando…vedi che puoi decidere quando vuoi tu per parlare con noi”. A quel punto, l’ingenuo Misseri risponde: “Si però se il telefono lo lasciano a me”.  


Sabrina poi ripone la stessa domanda al padre: “Però, papà, perché lo hai fatto? Io non me lo so spiegare proprio… tu non hai mai fatto niente di male… perché in quel momento… cosa ti è venuto?”.  Ma Michele vuole chiudere: “Non lo so, poi parliamo, ciao”, ribadisce in tutta fretta il contadino di Avetrana. 

Sabrina ha sempre asserito diverse versioni sul gesto compiuto da suo padre. Durante le telefonate fatte e ricevute, parlando con parenti e amici la ragazza sosteneva sempre la tesi del complotto “mio padre non può esser stato, qualcuno lo sta incastrando”, poi davanti alle telecamere nei giorni successivi all’arresto del Misseri, sosteneva che suo padre “era un mostro che non l’avrebbe mai perdonato e che se ha sbagliato doveva pagare”. 

Ieri, la Cassazione ha depositato le motivazioni riguardanti il rigetto della richiesta degli avvocati di Sabrina di spostare il processo da Taranto per incompatibilità ambientale. “la celebrazione di processi virtuali” (la cassazione si riferisce alla tv e alla stampa) “paralleli a quelli naturali, l’eccezionale rilevanza mediatica attribuita alla vicenda di Sarah Scazzi, non può avere un’incidenza causale sul sereno e obiettivo esercizio della funzione giudiziaria”.

Intanto viene confermata la detenzione in carcere delle due donne, Sabrina Misseri e Cosima Serrano. Respinte le richieste dei difensori di entrambe.  

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Ultimo aggiornamento 16 novembre 2011 ore 11,17






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