Shining il film, la storia e le curiosità sulla pellicola capolavoro di Stanley Kubrick

6 gennaio 2014 10:080 commentiDi:

shining kubrick

Nel 1977 Stephen King dà alle stampe il suo terzo romanzo, Shining. Alla prima pubblicazione, quella in edizione rilegata, le copie vendute sono poco meno di cinquanta mila, alla seconda, quella economica, il numero delle copie vendute del romanzo arriva a ben quattro milioni.

Il merito va tutto a Stephen King e al suo genio narrativo, ma se il suo libro continua ad essere considerato un classico senza tempo un po’ di questa bella responsabilità è da attribuire anche a Stanley Kubrick che, a tre anni dall’uscita del libro, decise di trasformarlo in un film.

L’esito che tutti conosciamo è Shining, pellicola del 1980 che dalla maggior parte del pubblico e della critica è il film capolavoro di Stanley Kubrick. Non tutti sono d’accordo, in primo luogo Stephen King che non ha riconosciuto nella versione cinematografica il suo stesso intento narrativo, tanto da proporne una terza versione nel 1997 come mini serie televisiva in tre puntate.

A breve uscirà anche il sequel di Shining, un nuovo romanzo del quale sarà protagonista Danny Torranza, il figlio di Jack Torrance, il cui titolo sarà Doctor Sleep.

Le differenze tra il romanzo e il film sono tantissime, alcune dovute alle esigenze diverse che nascono dal raccontare la stessa storia utilizzando due mezzi diversi e alcune dovute all’originalità e alla personalità che ogni autore mette nella sua opera. Difficile quindi farne un’analisi comparata, più utile cercare di conoscere ognuna di queste versioni. Dopo aver fatto una disamina del romanzo Shining, ora passiamo a sezionare il film di Stanley Kubrick.

Shining il film, come Kubrick ha riletto il romanzo di Stephen King

Artisticamente parlando, Stanley Kubrick è all’estremità opposta di Stephen King. Le storie dello scrittore di Portland sono tutte di istinto ed emozione, i suoi personaggi cercano la loro strada dentro e fuori da situazioni raccapriccianti ed orride, a volte assolutamente assurde ed irreali.

Per Kubrick invece, ciò che non può essere visto non esiste. La sua narrazione è una serie continua di simboli visivi. I personaggi sono spesso solo una piccola parte della mise en scène, i dialoghi sono radi e hanno un ruolo contrappuntistico di azione o di significato. Kunrick comunica con il pubblico attraverso la simmetria o la mancanza di essa, laddove King gioca tutto sulla manipolazione emotiva del lettore, Kubrick ama pasticciare con la consapevolezza spaziale del suo pubblico. Non sorprende, quindi, che la resa di Kubrick di Shining sia terribilmente diversa al romanzo.


Se si toglie il convincente commento emotivo e morale che riempie le pagine del romanzo, Shining è la storia di tre persone che vagano dentro e fuori ad un edificio abbandonato. Questo è quello che sembra a un estraneo, e questa è la storia Kubrick voleva raccontare. Il film è un’esplorazione dei modi in cui lo spazio esterno influisce sugli stati d’animo. Non c’è niente di soprannaturale nel declino mentale di Jack e l’Overlook, come immaginato da Kubrick, provoca simultaneamente claustrofobia e agorafobia. Corridoi che sono troppo larghi, l’altezza e la velocità sbagliate, le ampie camere, la sala da ballo, la lobby sono rappresentati come distese vuote legate da linee geometriche rigide.

Jack Nicholson e la sua interpretazione di Jack Torrance

Nella narrazione di Kubrick, il protagonista sceglie di essere pazzo. Il regista ha rifiutato tutto il retroscena accuratamente costruito da Stephen King, insieme con l’alcolismo di Jack e i forti legami familiari tra i Torrance. Dalla scena iniziale, dove lui annuisce e fa una smorfia durante il colloquio con il direttore Ullman, Jack Torrance/Jack Nicholson è un uomo con il pollice già premuto sul suo pulsante di autodistruzione. Non c’è alcuna possibilità che possa uscirne vivo. Pertanto, come spettatori, siamo invitati a non impegnarci con lui, né a fare il tifo per la sua redenzione. Kubrick vuole che guardiamo da lontano la sua implosione e Nicholson interpreta perfettamente questo ruolo: il suo essere grossolano, la comicità grottesca e i sempre più alti livelli di aggressività rendono impossibile attaccarsi emotivamente a lui.

La stessa distanza è creata anche per gli altri personaggi. Wendy (Shelley Duvall) è un relitto lamentoso di una donna e Danny (Danny Lloyd) è un bambino gravemente turbato: una volta isolata all’interno delle distese deformanti di The Overlook, non c’è da meravigliarsi che la famiglia inizi a sgretolarsi. Questo tipo di caratterizzazione dispregiativo non esiste nel romanzo, ma la qualità di Kubrick è stata proprio di aver caratterizzato i suoi personaggi in modo magnetico.

Perché i fan di King non amano il film di Kubrick?

E’ interessante notare che gli aspetti più memorabili del film non sono nel libro: il triciclo di Danny che cigola lungo il corridoio, il sangue che esce dall’ascensore, le gemelle e il labirinto dove si perdono Wendy e Danny. Kubrick inoltre mette in mostra alcuni elementi appartenenti alla cultura dei nativi americani negli arredamento e nelle  vetrate, e in qualche dialogo iniziale suggerisce che l’hotel è costruito su un antico cimitero. Questo dà alla storia un sottotesto più mitico: Jack è l’uomo bianco incurante che calpesta i simboli e le forze che non riesce a capire, distruggendo la sua famiglia e la sua sanità mentale nel processo.

Questo particolare è alla base di una delle tante ipotesi che sono state fatte in questi anni sul vero significato di Shining di Stanley Kubrick, sulle quali è stato realizzato anche un documentario, il cui titolo è Room 237, come la famigerata stanza dell’Overlook Hotel.

Questo è il motivo per cui i fan di Stephen King non hanno apprezzato la rilettura cinematografica fatta da Kubrick: il regista non si preoccupa dei personaggi. La versione di Kubrick è la storia come spettacolo. Partecipazione emotiva non necessaria.






Tags:

Lascia una risposta